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Stamattina mi sono svegliata nel mezzo del monsone milanese. Come al solito sono salita in ufficio, ho lavorato un po’, poi mi sono messa in strada come se niente fosse.
Code, sottopassi allagati, tratto urbano dell’A4 praticamente fermo. Dai finestrini ci guardavamo tutti chiedendoci perchè non eravamo rimasti a casa e la stramaledetta riunione non l’avevamo fatta via skype. Ho rimandato l’appuntamento, passato due ore in coda all’andata e una tentando di rientrare. Mi sembra di ricordare che già quando ero piccolina qualcuno diceva che dovevamo spostare i dati e non le persone. Da allora ho imparato a memoria i caselli da Vicenza Ovest a Cormano, visto costruire terze corsie e poi quarte corsie.
Mentre scrivo sarei reperibile per assistenze a distanza per un corso di creazione d’impresa, ma a 15 minuti dalla chiusura della “finestra di reperibilità” nessuno ne ha usufruito, sebbene i partecipanti abbiano richiesto a gran voce colloqui tradizionali. Chissà perchè le attività a distanza attirano così poco gli utenti, e dire che mi ero pure truccata per contrastare l’effetto di imbruttimento (e a volte di abbrutimento) della webcam.
Mi sta bene, sono troppo morbida con i clienti e non li forzo tanto quando mi dicono “ma secondo noi è meglio vederci di persona”. Metterò nel manuale di Bonucchi e associati: “Durante il monsone milanese fissare solo riunioni via skype (o gmail o quello che preferite purchè non debba passare in A4)”.
Amo l’outliner, mi piacciono i punti elenco e scrivo in struttura praticamente tutto, dalla lista della spesa alle lettere d’amore. Ma non posso dare torto al sempre ottimo Giacomo Mason quando commenta una bella prova di visual mapping così:
Ci faccio un pensierino.
PS: il culto di Mason è praticato anche da Luisa Carrada
In questo periodo di grande interesse per le mamme e la loro presenza sul web (Mam, Momcamp, ma anche Mah) le donne toste non si smentiscono e affrontano l’argomento con un approccio fattuale. Il 25 giugno, dalle 9:00, il centro di ricerca ASK (Art, Science & Knowledge) dell’università Bocconi organizza un convegno su “Affrontare la ridondanza. Le mamme e l’informazione”. Paola Dubini presenterà i risultati di una ricerca su più di 700 mamme, Cecilia Spanu si dedicherà invece a luoghi, situazioni, modalità con le quali le mamme usano oggi la rete.
Se riesco ad affrontare il problema dell’ubiquità (mi sembra non ci sia diretta web), domani vado a sentire qualcosa sulla ridondanza… .
Parte la collaborazione tra dottor Lex e dol’s. Sullo storico portale dedicato alle donne on line Laura Marino risponde sui dubbi legati alle tematiche relative al lavoro.
Come nella tradizione di dottor Lex, le risposte saranno scritte con precisione tecnica ma adatte a tutti. Gli argomenti saranno dal lavoro della mamme al lavoro a tempo determinato.
A questo punto è certamente appropriato augurare buon lavoro.
Il 17 giugno sembra una giornata estremamente densa e interessante. La locandina del Politecnico lo diceva “il 17 giugno non prendere impegni”, io non ho seguito il consiglio e infatti un seminario a Pavia è saltato.
Quindi, visto che è il destino che lo vuole e che non mi sono ancora fatta nessun regalo di compleanno, mi concedo uno sfizio, me la prendo comoda, ci vado a piedi e mi rivedo Kotler dal vivo dopo 22 anni (nella foto vedete me circa 22 anni fa).
Il mondo è cambiato: allora era un incontro per pochi, costosissimo, pagato dall’azienda per la quale lavoravo; questa volta (come anche per il seminario dell’anno scorso) è gratis e aperto a tutti. Meglio così.
Potete vedere se c’è ancora posto, leggere il resoconto completo dell’intervento del 2008, oppure completare la giornata con un incontro organizzato da Acta che vi farà tornare con i piedi per terra. Si parlerà dei metodi di remunerazione del lavoro intellettuale. Il tema mi intriga e per Bonucchi e associati è ragione di differenziazione (per la consulenza evitiamo cocciutamente di quotare il lavoro a giornata).
Voi che fate? Tentate l’abbinata?
Siamo a metà dell’anno, praticamente. Sono stati sei mesi di fuoco e il fatto che non abbia scritto nelle ultime due settimane è dovuto a questo. Ricapitoliamo cosa ha portato il 2009 in Bonucchi e associati:
- Master in Digital Marketing: è finito il 6 giugno, io ero già finita prima. Volevo farmi un bel regalo e quindi ho sottostimato l’impegno: non ho considerato cosa avrebbe significato sacrificare 15 sabati interi per l’aggiornamento. Comunque ne è valsa la pena e sono ancora sotto ipnosi dopo l’intervento di Giacomo Mason di venerdì scorso.
- volume d’affari: per fortuna ( e tenendo le dita incrociate) la crisi noi la vediamo presso i clienti e sul mercato ma non in casa nostra. Anzi è forse la crisi che ci ha fatto vendere più pacchetti “ufficio marketing in outsourcing”.
- lavoro all’estero: dobbiamo limitarlo per chiari motivi organizzativi, il 2009 per ora ha significato Kazakistan e Russia.
- nuovi progetti interni: Room Corporation sta tentando di ripristinare la nostra immagine coordinata, dopo 17 anni senza evoluzioni, effettivamente, lascia un po’ a desiderare. Poichè erano stati proprio David Mack e Paolo Prossen a sviluppare i primi segni distintivi di Bonucchi e associati oggi tocca a loro rinnovarli.
- soddisfazioni: tante, solo per fare un esempio questa citazione di Axelle ci è piaciuta tanto, come i commenti che alcuni allievi postano nelle pagine dedicate ai materiali didattici.
Torno a lavorare: i clienti leggono il blog e poi si lamentano se scrivo invece di dedicarmi ai loro progetti…
Dopo il master in Digital Marketing oggi corro al Mam, a vedere il dottor Lex che tiene un intervento sui contenuti legali del portale www.dottorlex.it per le mamme che lavorano. Laura Marino ha appena parlato e ora stiamo ascoltando Caterina Della Torre di dols.
Qui è pieno di mamme, papà, bambini bradi…
Lunedì sono rimasta stupita, ma anche molto interessata dalle procedure che Unipro mi ha chiesto di rispettare durante la docenza.
Sono riassunte qui sotto e hanno a che fare con le norme antitrust, devo dire che non mi ero mai posta il problema finora:
Non è certamente facile condurre una docenza applicata ad uno specifico settore evitando di fare nomi quando si parla di casi, ma riconosco che in ambiti come quelli Unipro è necessario farlo.
Poco tempo fa ho scritto qualcosa sulla qualità dei materiali didattici, poi ho salvato una bozza dal titolo “Power point non basta” e me ne sono quasi scordata. Oggi nel suo No Logo , Mafe De Baggis rimarca quanto sia sproporzionata l’attenzione sulle presentazioni rispetto ai contenuti e ai progetti: il suo articolo mi ha fatto decidere di pubblicare la bozza, eccola.
Parliamo di presentazioni utilizzate nella formazione. Intanto non diamo per scontato che proprio tutti utilizzino proiettore e presentazione: tutte le volte che arrivo in un certo ente la prima cosa che faccio è spostare la lavagna luminosa…
Power Point (et similia) certamente ha apportato un miglioramento significativo rispetto al passato, nel senso che
- permette adattamenti e aggiornamenti evitando che qualcuno per pigrizia presenti materiali troppo datati
- l’apparizione guidata dei paragrafi evita la necessità di simulare l’”effetto strip tease” con un foglio a coprire i paragrafi seguenti sul lucido
- le animazioni possono rendere intelleggibile anche il diagramma di flusso più indigesto
Però…. però secondo me (molto secondo me):
- la docenza non si risolve in un ppt, come sembrano credere quelli che ti chiedono la presentazione perchè non possono venire e anche quelli che proteggono i loro ppt come se ci fosse dentro la formula della Coca Cola.
- durante un intervento di formazione conviene alternare forme diverse di presentazione (lavagna a fogli mobili, gesti inconsulti, solo voce, proiezione filmati…)
- la presentazione in aula serve a sostegno della mia esposizione e dell’interazione con i partecipanti, voglio poter saltare diapositive, tornare indietro, anticipare, insomma saltellare seguendo spunti e domande del gruppo;
- la presentazione rilasciata ai partecipanti, invece serve per loro consultazione ed (eventuale) approfondimento e studio
- un kit di materiale didattico dovrebbe contenere:
- programma
- informazioni sul docente
- presentazione utilizzata in aula
- un testo più articolato e discorsivo (quello che una volta si chiamava dispensa, scritto con uno strumento che permetta la gestione di note, didascalie e tutto il resto)
- bibliografia
- sitografia
- approfondimenti (ad esempio un articolo, un post tratto da un blog, un capitolo di un libro)
- (eventualmente) modelli, esempi, checklist
Mi piace mantenere separati questi materiali, in particolare le bibliografie, perchè il loro aggiornamento segue ritmi e destini diversi rispetto alla presentazione.
PS solo per consulenti: usare Power Point per scrivere documenti è da considerarsi chiaro sintomo di masochismo, è come usare un rastrello per pettinare un maltese, uno scalpello per dipingere, una padella per bollire. Insomma ci siamo capiti.
Domattina non devo alzarmi presto e testo un po’ di strumenti nuovi (magari vecchi ma che non ho ancora avuto il tempo di provare prima).
L’idea di usare la voce per postare sul blog, aggiornare lo stato su FriendFeed et alia, spedire una email, mandarmi un reminder, mi piace: allontana la tentazione di smanettare sul telefonino mentre guido.
Ci sono una marea di servizi che fanno queste cose, ma Hellotxt mi ha suggerito questo
. e questo è il primo test Mp3
e per ora … cannot transcribe!










