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Ancora qualche giorno di raccolta best practice di marketing internazionale, da lunedì 30/08 riapre l’ufficio.

L’altra domenica mattina, in una deliziosa pasticceria sul lago di Garda, incontro per caso una conoscente che mi dice “Ho pensato a te mentre parlavo con un’azienda, non avevo i tuoi riferimenti, ma cercano una persona come te”.

Forse c’è stato un piccolo ma piacevole fraintendimento, perchè ho preso contatto e ho capito che non si tratta di una necessità di consulenza, bensì di una posizione da dipendente. Io non ho più il fisico per queste cose, ma l’offerta è così interessante che è meglio diffonderla:

- azienda: con base italiana nel Nordest e sedi in tutto il mondo, si occupa di prodotti che combinano tecnologia  e design, 700 dipendenti e 130 mio di fatturato

- posizione: responsabile del marketing operativo worldwide, ufficio di nuova costituzione con 6/7 addetti a disposizione. l’ufficio ovviamente si occupa anche della presenza sul web, dell’ascolto e della conversazione sui social media

- richiesta: esperienza 5/6 anni, anche in agenzia di comunicazione, autonomia, tedesco e inglese (sul serio, mica per finta, eh)

- inquadramento: quadro

- contratto: lavoro subordinato a tempo indeterminato

- che fare: inviare cv o chiedere ulteriori informazioni a staff@bonucchi.com

Ah, che voglia di avere due vite e andare a fare un colloquio, quasi quasi…

Faccio sempre una fatica incredibile (con colleghi, amici, clienti) a spiegare come e perchè le quote sono ormai una necessità: Paola Bonomo ha scritto oggi un post illuminante e molto chiaro sull’argomento

(…) Un forcing device, sia pure come misura temporanea. Una ventina o trentina d’anni di affirmative action, azione positiva per le donne nei CdA. Ebbene sì, le quote. Per una generazione o giù di lì. A questo, e a nient’altro, servono le quote. A cambiare le teste. (…)

Giornate molto pensierose nella Grande Mela, sarà che ieri pioveva fortissimo e sembrava che la terrazza dell’Hudson Hotel dovesse allagarsi da un momento all’altro. I pensieri riguardano:

  • non c’è un modo più integrato e coordinato di fare promozione all’estero? L’iniziativa alla quale prendo parte sta andando discretamente, ma parlando con gli operatori si ha l’impressione che ogni giorno ci sia una iniziativa diversa e i vari soggetti (aziende, istituzioni, servizi) si muovano più in sovrapposizione che facendo squadra. Ho fatto una domanda al Console a questo proposito e ha sospirato profondamente. Magari era solo perchè era sofferente per un incidente di sci (aveva un tutore a una gamba). La mia impressione: ampi spazi di miglioramento (cit.).
  • come può sopravvivere una realtà come l’Hudson Hotel? La mia mente bacata da anni di marketing si chiede perchè degli ospiti dovrebbero sottoporsi alla sofferenza di non vedere la luce per ore (l’hotel è volutamente buio, ma tanto buio), essere trattati male dal personale scorbutico (poveretti, non vedono mail la luce!), dormire in camere/loculi con bagni striminziti, pagare comunque molto e non avere un frigobar in camera, bensì una guest canteen (chiamano così delle macchinette distributrici di merendine). Lo so che il marketing non è più quello di una volta. Ribadisco: ampi spazi di miglioramento, ma veramente molto ampi
  • ieri sera siamo state da Clo, una specie di wine bar dove con apposite card ci si mesce autonomamente vino al bicchiere e poi si studiano le schede grazie al tavolo/touchscreen. Idea simpatica, formaggi e salumi molto banali, unica originalità qualche pezzetto di carta proveniente dall’involucro del prosciutto, ovviamente trasportato già affettato. Ancora una volta: ampi spazi di miglioramento

Nel dubbio mimosa no – mimosa sì (che noia!) me la cavo così, con l’articolo uscito sul numero di Marzo 2010 di Harvard Business Review. Contiene alcuni pensieri su come i consulenti possono portare la cultura della diversity nelle PMI. Ecco il mio contributo sull’approccio alla diversity dal punto di vista della consulenza di management:

Consulenti, PMI e Diversity

La prima volta che sono uscita da un mondo omogeneo e fatto di uguali è stato nel 1977. Come tutte le brave ragazze dell’epoca sono andata a imparare l’inglese a Londa. La gente in metropolitana mi dava una leggera ebbrezza per la sua varietà e dopo qualche mese tornare a casa e camminare sotto i portici a Modena mi provocava uno strano effetto: tutti mi sembravano uguali, colori uguali, vestiti uguali, pettinati uguali, sguardi uguali. (Continua a leggere a pagina III di Meta – Rivista dei consulenti di management)

Per un approccio più preciso e incisivo leggete l’ottimo post di Paola Bonomo: Il diverso, livore e disprezzo.

Michele: “Mi sa che sei bella incasinata se non aggiorni il tuo blog.”

Rita: “Hai visto giusto, sono persa tra il calendario di google e i task di Outlook, mi sento molto Bianconiglio. Scrivi qualcosa tu sul blog, dai.”

L’uomo è di parola: ecco il suo contributo.

Dove si trovano idee per le nuove imprese?

Aprendo un’azienda, molti nuovi imprenditori realizzano il sogno di una vita, altri si trovano a fare questa scelta guidati dalle circostanze. In passato le possibilità erano spesso limitate al commercio o ai servizi tradizionali. Oggi si ha invece l’impressione che nelle mani giuste, tutto possa diventare business di successo. Per chi fosse interessato a esplorare possibilità inconsuete, segnaliamo un ebook liberamente scaricabile da internet scritto da Eduardo Remolins, un esperto argentino che presenta sei attività imprenditoriali, alcune basate su idee quali un uso alternativo dei vecchi B747 Jumbo, altre più sofisticate come la possibilità di affittare auto a prezzi convenienti sulle tratte inverse a quelle più popolari (un po’ come aiutare i supermercati a riportare in negozio i carrelli della spesa lasciati nei parcheggi).

Per chi volesse provare a leggere (in spagnolo) queste e altre storie d’impresa: http://1000oportunidades.blogspot.com/2009/11/6-ideas-creativas-de-negocios-nuevo.html.

Michele Coletti

Mi piace la definizione del blog come luogo centrale della comunicazione, dai vabbè chiamiamolo hub che ci capiamo meglio.

Da leggere questo articolo di CdMS (via Mushin) ,

Forse un po’ ottimista, ma risponde bene alle obiezioni dei nostri clienti che non hanno optato per un corporate blog e ora chiedono “ma fare un blog adesso con tanto microblogging in giro ha un senso?”

24 (ventiquattro) anni fa mi presento alle 7.50, a Vicenza,  in un’azienda cosmetica oggi parte di un gruppo lombardo. 23 anni, con la frangia ne dimostro 18, però mi sono vestita da donna in carriera, ho con me il contratto firmato a luglio (lavoro subordinato a tempo indeterminato, stipendio netto L. 900.000 x 13, contratto chimici), un blocco Pigna a quadretti e una bic (non si sa mai), un vasetto di miele che nel mio primo giorno che abito da sola non sono riuscita ad aprire e per il quale intendo chiedere aiuto.

Dopo la responsabile del personale chiedo di vedere il mio capo, quel britannico ex JWT che al secondo colloquio mi ha sconsigliato di accettare l’offerta argomentando, nel suo italiano creativo: “tu sei chiodo troppo grosso per questo buco”. Oggi non c’è, c’è una lettera di benvenuto con i primi compiti da “assistente all’Ufficio Pubblicità”, iniziare a impostare l’archivio degli esecutivi e preparare il folder per l’Ing. Taldeitali. Cos’è un esecutivo? Cos’è un folder? Ma Alessandra la segretaria mi rincuora e mi porta un caffè nella tazzina di porcellana. In futuro non mi lascerà praticamente toccare la macchina da scrivere, troppa tecnologia, mi costringerà a chiedere un personal computer. Comincio a fare il giro degli uffici per presentarmi, dopo i saluti molti vanno avanti in dialetto vicentino, mi avevano chiesto ai colloqui com’era il mio inglese, bah. Le ragazze dell’estero mi dicono che solo loro sanno fare i telex e dovrò chiedere, è una cosa difficile e tu se hai fatto il classico non puoi. Oggi è arrivato un nuovo aggeggio, si chiama fax. Non chiamare in Spagna al mattino che le linee non prendono. Non hai il camice? No. Sei una dottoressa? Non ancora. Allora ti daranno il camice e poi se lavori come fai a finire l’università.

L’ho finita l’università, ne ho anche iniziata e finita un’altra, ma i telex non li so fare, il camice me lo hanno dato per entrare in laboratorio, con le mie cifre ricamate e le spalline imbottite, ho imparato cos’erano gli esecutivi, scritto un ettaro di testi, dribblato l’Autodisciplina, imparato a lavorare contemporaneamente a Milano e Vicenza quando internet non c’era, scoperto che la camera dell’hotel a Madrid era notevolmente più grande di casa mia, trattato diritti per natiche e gambe, abbronzato da me le modelle con un prodotto pieno di pagliuzze dorate per risparmiare, fatto un casting a Jean Marie Marion, girato con la troupe in straordinario, impostato il piano mezzi in Lotus 123 (e il presidente mi ha aumentato lo stipendio quando l’ha visto),  impostato presentazioni con StoryBoard (antenato di Power Point), visto il mio capo andarsene da un giorno all’altro, pulito l’ufficio trovando il mio profilo stilato dalla psicologa della società di selezione, gestito gare con agenzie di pubblicità, corretto bozze allo sfinimento, inventato nomi di fondotinta, assaggiato la crema giorno come la nutella, visitato le farmacie di mezzo mondo, litigato con dirigenti stronzi, fatto la stronza con dirigenti, truccato tutte le impiegate con i nuovi mascara, trattato con distributori finlandesi, creato il database dei campioni della concorrenza, presa la responsabilità dell’ufficio, scritto il primo piano di comunicazione di quell’azienda,  scritto il primo piano marketing, ricevuto nuovi biglietti da visita “scriviamo direttrice o  direttore marketing?”,  selezionato product manager, impostato budget, tagliato budget, lottato sui centri di costo, vomitato briefing, headline, body-copy, pay-off, packshot, pre-production meeting, shooting, odiato le foto scontornate e le traduzioni fatte male, prodotto lucidi, sputtanato qualcuno che si credeva troppo furbo, aiutato qualcuno che era solo in un momento un po’ così, sbagliato un sacco di roba, corretto tanto, scoperto  il soffitto di cristallo, sbattuto la porta per innamorarmi di un’altra azienda, ma questa è un’altra storia.

Ogni anno, il 9 settembre ci penso e mi fermo a sorridere e pensare a come era diverso allora il mondo del lavoro, alla fortuna di aver incontrato un capo incredibile anche se per troppo poco tempo, a quanto sia difficile oggi dare le stesse cose a chi comincia. E spesso, quando leggo un curriculum, mi chiedo com’è stato il primo giorno.

Il monitoraggio e  l’aggiornamento sulle nuove tecniche di marketing si fa anche off line.

Monitoraggio off line

PS: La foto è stata scattata in centro a Sesto Calende il 04/09/09

Le mie scarpe da trekking Lotto hanno dato forfait. Dopo (solo) vent’anni di onorato servizio hanno deciso di andare in pensione, nella stessa terra in cui avevano iniziato la loro attività. Alcune fratture interne e il battistrada che si stacca mi fanno capire che è ora di tornare.

scarpe da trekking lotto

A dire il vero è da giovedì che mi vengono idee relative al lavoro mentre guardo ruscelli e soluzioni per clienti durante salite fuori dalla mia portata, mi sono accorta anche che tendo a segmentare gli ospiti dell’albergo. Significa che mi sono ripresa dalla stanchezza estiva e  i neuroni si sono rigenerati, posso tornare (anche perchè ho visto un sacco di posti dove fare le prossime vacanze, magari fuori stagione).

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