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A un nostro collega è stata richiesta una valutazione dei partecipanti dopo un intervento di formazione in azienda. Ricordavo che è corretto fornire questo tipo di restituzione al committente solo se gli utenti sono preventivamente informati, ma mi mancava il riferimento, quindi sono andata a rileggermi la Carta dei Valori di AIF. Non sono iscritta, perchè la formazione non è la mia attività principale, ma mi sono ritrovata nel documento, è una bella lettura che consiglio a tutti quelli che, a vario titolo, si trovano coinvolti in progetti di formazione.

In particolare gli articoli su trasparenza, segnalazioni e rispetto

3.3 RISPETTO
Il formatore rispetta e fa rispettare ogni singolo all’interno del gruppo degli utenti; non opera discriminazioni di sorta, tenendo in considerazione opinioni e credenze anche differenti dal suo sistema di valori. (…)

Il titolo del post (Cose per cui non dovete spendere soldi) mi aveva tratto in inganno: pensavo si trattasse di qualcosa a proposito del free oppure del basso budget, invece si tratta di etica e politiche commerciali. Alessandra Farabegoli riparte da uno spunto di John Jantsch. Come al solito (mi sono ritrovata tanto anche a proposito dei dinosauri), Alessandra riesce a scrivere meglio di me concetti che condivido pienamente e applichiamo da sempre in Bonucchi e associati srl:

“Ho smesso da tempo di adottare il meccanismo delle “provvigioni per segnalazione”: se qualcuno – sia esso un amico o un conoscente – mi chiede di indicargli un’azienda o un professionista per un certo lavoro, o mi interpella su qualcosa che io non so fare, gli do quello che penso sia il nome più adatto, e non chiedo all’altro marchette sul fatturato generato.

Da quando ho fatto questa scelta lavoro molto meglio: le mie scelte sono guidate dalla mia personale valutazione su chi sia veramente la persona giusta per fare quel lavoro, non da quale percentuale mi viene passata; e, se devo condurre un’indagine più approfondita per scegliere il fornitore migliore, la considero per quel che è nei fatti, cioè una consulenza che mi farò pagare dal cliente.”

In sintesi:

- facciamo segnalazioni, nella massima trasparenza, quando si identifica un’ottima combinazione tra una professionalità o un servizio e la necessità di un’impresa, senza applicare alcuna commissione a nessuna delle parti. Lo ammetto: accettiamo volentieri una cena o una bottiglia di vino quando la combinazione funziona bene

- ci fa piacere venir segnalati e anche in questo caso compensiamo con cena o bottiglia di vino

- se decidessimo di incaricare qualcuno per il nostro sviluppo commerciale prima di tutto ce lo sceglieremmo noi e poi pretenderemmo anche il rispetto di linee guida commerciali

- pensiamo che chi accetta commissioni debba dichiararlo, nella massima trasparenza (voglio sapere chi è pagato per dire delle cose e da chi)

-la nostra attività è la consulenza di direzione e il nostro modello di business prevede che i nostri profitti derivino dalla soddisfazione dei bisogni delle imprese clienti, nell’interesse delle quali agiamo sempre

Lo so, siamo antichi. Per chi non è d’accordo con questa impostazione ricordo qualche riferimento deontologico come il Codice Etico APCO e Feaco (European Federation of Management Consultancies Associations) oppure il  Codice Etico di Assoconsult (solo come esempio; art.1.f

non accettare dai propri fornitori compensi di qualsiasi natura qualora si tratti di
proporre o raccomandare beni o servizi da loro forniti)

Io dalle costellazioni sistemiche  sono affascinata, purtroppo non ne so praticamente nulla. Georg Senoner (che tra le altre cose si può anche vantare di essere stato il mio capo), invece, da ormai più di 12 anni si dedica allo sviluppo di “metodologie che permettono di rendere accessibile il sapere implicito e collettivo delle aziende per integrarlo nei processi decisionali e utilizzarlo nella gestione di situazioni complesse” .

Ora, in collaborazione con Claude Rosselet ha adattato l’approccio di Bert Hellinger, noto come “Costellazioni Sistemiche”, al linguaggio e alla cultura del management e lo ha integrato con altre metodologie di matrice sistemica come il “Presencing” di Peter Senge, la “Theory U” di Otto Scharmer, il “Sensemaking” di Karl Weick.

Ogni tanto scrive un libro e ha appena pubblicato “Strutture del successo”, che verrà presentato

il  27 ottobre 2011 alle ore 18:30, a Milano, presso la Casa di Vetro in via Sanfelice 3.

Il 28 ottobre seguirà un seminario introduttivo. Altre informazioni su  http://www.sysmacon.org/

Vent’anni fa probabilmente c’è stata una tempesta solare, oppure un momento di grande fecondità imprenditoriale. Lo dico perchè mi sembra che intorno a me ci siano un sacco di soggetti che festeggiano un’attività, una partenza, un’apertura avvenuta vent’anni fa.

Mi viene in mente MMDesign (li ho visti nascere, che bravi) ma anche Le Tamerici (che proprio vent’anni fa ha aperto la Scuola di Cucina, prima del laboratorio di produzione e del negozio). Mi viene in mente che tra pochi mesi compie vent’anni anche Bonucchi e associati (la srl è della fine del 2003, ma l’attività è partita nel 92).

Su su, riponete i fazzoletti, non sparerò nessun post strappalacrime come questo  o questo, anche perchè domenica si festeggia a Le Tamerici e gli amici di Bea (nel senso di amici di Bonucchi e associati) sono invitati a S.Biagio di Bagnolo S.Vito (Mantova Sud, per intenderci). Tutti i particolari qui (per i blogger: sono io il riferimento quando arrivate, abbiamo un momento dedicato solo a voi)

“una società di consulenza strategica è prima di ogni altra cosa know-how ed esperienza, sono perciò le “teste” il suo potenziale vero”

Nell’inserto Meta, curato da APCO all’interno di Harvard Business Review Italia, ho avuto il piacere di intervistare Simone Lovati. Gli fatto un po’ di domande sulla squadra internazionale che ha creato in ADVB e su come funziona. In edicola trovate HBR, qui la sua intervista, leggetela perchè è piena di spunti anche per chi non si occupa di consulenza.

Grazie al sempre prezioso Vincos vedo la mappa del mio network su Linkedin e inizio a fantasticare sull’utilizzo in azienda.

Abbiamo bisogno tutti di ricaricare le batterie. Tra un pranzo e l’altro (e a casa mia non si scherza) mi porto:

- Intranet 2.0 di Giacomo Mason : spero di trovare lì una chiave per la soluzione di una serie di problemi di condivisione e comunicazione interna che accomunano almeno un terzo dei nostri clienti, oltre a un termine meno terrorizzante di “intranet”. Non perdete la postfazione di Marco Stancati.

- La ricerca di McKinsey sul web 2.0 in azienda : “In fact, our data show that fully networked enterprises are not only more likely to be market leaders or to be gaining market share but also use management practices that lead to margins higher than those of companies using the Web in more limited ways.”    Ho avuto il tempo solo per un piccolo assaggio ma ho capito che merita approfondimento.

“Dal confronto internazionale emerge come l’Italia sia ben posizionata dal punto di vista dello scambio di beni e servizi – siamo al settimo posto fra i paesi esportatori. Tuttavia, l’indagine conferma come i vincoli dimensionali comportino alcune criticità tra cui la polarizzazione su un numero limitato di mercati di sbocco, specie per gli operatori più recentemente affacciatisi sull’estero (il 47,8% delle imprese opera su un solo mercato e il 21,8% su due). Prevalgono inoltre strategie di globalizzazione a “medio raggio”: più del 70% delle esportazioni è rivolta verso i mercati maturi dell’Europa occidentale.”

Sono cose che sappiamo tutti, ma vederle validate da una ricerca è meglio. Consiglio la lettura integrale del settimo Rapporto Unicredit sulle piccole imprese.

Con Molta Colpa? Con Molta Calma? Concetto Molto Chiaro? Caratteristiche Meno Certe?

Finalmente mi sono decisa e con colpevole ritardo ho completato il percorso per diventare Certified Management Consultant.

Grazie a Michele Coletti e Roberta Prato Previde che mi hanno simpaticamente convinto.

Quest’anno, per la prima sono andata alla BlogFest: mi sono fatta un piccolo regalo, mi sono detta “vado al FoodCamp per Le Tamerici, vedo un po’ di amici, tanto dalla base di Desenzano sono vicina…” Insomma, me la sono raccontata.

Faccio un bilancio a freddo, dato che lunedì sono stata impegnata tutto il giorno in un’aula e ho macinato 600 km in auto, mentre sui socialcosi passavano piccole polemiche, foto e ringraziamenti.

FoodCamp: ho scritto anche qui , mi è piaciuta l’energia della terza generazione dei Marino (che carini, credono veramente che farò la polenta), Roberta Deiana (Confessions of a Food Stylist) e Lisa di www.ecocucina.org mi hanno fatto venire alcune idee di collaborazione.  Pensiero da consulente: diventa sempre più difficile per piccole imprese destinare risorse al monitoraggio di occasioni ed eventi, ogni giorno dovremmo avere una persona presente da qualche parte.

Dopo questo riscaldamento, un salto ai TweetAwards, 12camp non faceva per me (anche se poi tutti me ne hanno parlato benissimo) e all’evento su Ipad ed editoria ho proprio temuto di non essere più capace di seguire un dibattito. Ho seguito a sprazzi Luca Sofri che parlava del Post .

La piacevole sorpresa è stato il WriteCamp:  il Many che ha  anche pubblicato il suo intervento, (letto con un accento simile al mio) e Simone Rossi, con l’intervento da lettrice di Mafe, mi hanno acceso il cervello. Altri hanno raccontato meglio il WriteCamp: tra tutti Mantellini.

Quando, in azienda o in aula, parlo di ebook (e anche di print on demand) sento una certa distanza, ma, al contrario, sabato scorso mi sono ancora più convinta che:

- la forma narrativa è una grande occasione per la comunicazione d’impresa, quando collettiva ancora di più;

- la scrittura nativa digitale si adatta allo scrivere per l’impresa, che poi in fondo è sempre scrivere per le persone (in azienda ci sono persone, le aziende parlano a persone etc);

Non a caso, Luisa Carrada ha promesso che l’anno prossimo viene anche lei.

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