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L’attualità mi spinge a modificare la scaletta delle cattiverie 2012, in questo momento in rete sono tutti scatenati a commentare la telefonata tra Schettino e De Falco. Difficile non indignarsi con il primo, troppo facile considerare un eroe il secondo, che non era a bordo e sapeva di essere registrato.

Però… quanto mi fa pensare al nostro lavoro, dove ogni tanto capita che non sei sulla nave, ti chiamano quando è già inclinata, sai che ci saranno delle vittime, l’equipaggio ce la mette tutta. Il comandante incompetente e presuntuoso che ha messo tutti in pericolo non si rende conto della gravità della situazione e  non prende decisioni. Da inserire assolutamente nel vocabolario del consulente di management: VADAABORDOCAZZO

Il titolo del post (Cose per cui non dovete spendere soldi) mi aveva tratto in inganno: pensavo si trattasse di qualcosa a proposito del free oppure del basso budget, invece si tratta di etica e politiche commerciali. Alessandra Farabegoli riparte da uno spunto di John Jantsch. Come al solito (mi sono ritrovata tanto anche a proposito dei dinosauri), Alessandra riesce a scrivere meglio di me concetti che condivido pienamente e applichiamo da sempre in Bonucchi e associati srl:

“Ho smesso da tempo di adottare il meccanismo delle “provvigioni per segnalazione”: se qualcuno – sia esso un amico o un conoscente – mi chiede di indicargli un’azienda o un professionista per un certo lavoro, o mi interpella su qualcosa che io non so fare, gli do quello che penso sia il nome più adatto, e non chiedo all’altro marchette sul fatturato generato.

Da quando ho fatto questa scelta lavoro molto meglio: le mie scelte sono guidate dalla mia personale valutazione su chi sia veramente la persona giusta per fare quel lavoro, non da quale percentuale mi viene passata; e, se devo condurre un’indagine più approfondita per scegliere il fornitore migliore, la considero per quel che è nei fatti, cioè una consulenza che mi farò pagare dal cliente.”

In sintesi:

- facciamo segnalazioni, nella massima trasparenza, quando si identifica un’ottima combinazione tra una professionalità o un servizio e la necessità di un’impresa, senza applicare alcuna commissione a nessuna delle parti. Lo ammetto: accettiamo volentieri una cena o una bottiglia di vino quando la combinazione funziona bene

- ci fa piacere venir segnalati e anche in questo caso compensiamo con cena o bottiglia di vino

- se decidessimo di incaricare qualcuno per il nostro sviluppo commerciale prima di tutto ce lo sceglieremmo noi e poi pretenderemmo anche il rispetto di linee guida commerciali

- pensiamo che chi accetta commissioni debba dichiararlo, nella massima trasparenza (voglio sapere chi è pagato per dire delle cose e da chi)

-la nostra attività è la consulenza di direzione e il nostro modello di business prevede che i nostri profitti derivino dalla soddisfazione dei bisogni delle imprese clienti, nell’interesse delle quali agiamo sempre

Lo so, siamo antichi. Per chi non è d’accordo con questa impostazione ricordo qualche riferimento deontologico come il Codice Etico APCO e Feaco (European Federation of Management Consultancies Associations) oppure il  Codice Etico di Assoconsult (solo come esempio; art.1.f

non accettare dai propri fornitori compensi di qualsiasi natura qualora si tratti di
proporre o raccomandare beni o servizi da loro forniti)

Da anni non riesco ad andare all’Assemblea dei soci APCO. Quest’anno i colleghi dell’Associazione hanno trovato il modo per essere sicuri della mia partecipazione: mi hanno incluso tra i relatori di “Il nuovo nella consulenza”, l’evento che si tiene dopo l’assemblea.

Ci vediamo il 4 luglio 2011 alle 14,30 in C.so Venezia 47 (Sala Colucci).

“The same group also got a chance to visit with Rita Bonucchi, the founder and director of Bonucchi & Associati, a niche, international Marketing consultancy that provided an honest appraisal of the consulting profession in Italy”

Il resto lo leggete qui: i nostri futuri colleghi che studiano da consulenti a Grenoble sono stati molto carini nel loro reportage. Teneteli d’occhio perché sono tosti.

“una società di consulenza strategica è prima di ogni altra cosa know-how ed esperienza, sono perciò le “teste” il suo potenziale vero”

Nell’inserto Meta, curato da APCO all’interno di Harvard Business Review Italia, ho avuto il piacere di intervistare Simone Lovati. Gli fatto un po’ di domande sulla squadra internazionale che ha creato in ADVB e su come funziona. In edicola trovate HBR, qui la sua intervista, leggetela perchè è piena di spunti anche per chi non si occupa di consulenza.

Oggi alle 13:00 a Kuala Lumpur, al quarantesimo piano delle Petronas Towers si è sentito un ruggito.

Tiger Project, che a dire il vero è operativo da alcuni mesi, ha inaugurato gli uffici e si è presentato ufficialmente alla business community locale e alle imprese italiane in visita con Expo Lombardia Malaysia 2010.

Perché avevamo scritto che Bonucchi e associati era incinto? Perché abbiamo un ruolo in tutto questo: Rita Bonucchi, infatti, insieme a Rocco Papapietro è uno dei soci di questa iniziativa. Tiger Project si occupa della consulenza di internazionalizzazione e del supporto sul territorio per le imprese italiane interessate al mercato malese e più in generale a tutto il Sudest asiatico, oltre ad appoggiare le imprese malesi interessate al mercato europeo.

È chiaro che le sinergie con Bonucchi e associati  sono quotidiane e che in Italia Tiger Project ha sede presso Bonucchi e associati.

Se vedete aggirarsi delle piccoli tigri dalle parti di Maciachini non preoccupatevi.

Da circa nove mesi qualcosa di nuovo è in preparazione qui da noi. Qualche indizio?

E’ previsto un ruggito il 22/10/10 alle 13.00 a circa 10.000 chilometri da Milano.

Con Molta Colpa? Con Molta Calma? Concetto Molto Chiaro? Caratteristiche Meno Certe?

Finalmente mi sono decisa e con colpevole ritardo ho completato il percorso per diventare Certified Management Consultant.

Grazie a Michele Coletti e Roberta Prato Previde che mi hanno simpaticamente convinto.

“Quando qualcuno ha ragione bisogna dirglielo, anche se ti rode un po’ che potevi scriverlo tu e che sono cose che vai predicando da un secolo, ma se tu non le hai scritte e lui sì…”

Nel cuore della notte italiana e nella prima mattina di una landa desolata dell’Asia Centrale, mi sono fatta questa ramanzina leggendo* l’ottimo post di Dario Ferrigato segnalato da Simone Lovati. Parla del valore aggiunto della consulenza e in sette punti sintetizza bene quali sono i vantaggi di un occhio esterno, multisettoriale, distaccato.

Non mi ritrovo tanto nel punto 5 (che in fondo riguarda più i service provider che i consulenti in particolare), nel riferimento (del resto virgolettato) all’incapacità delle risorse interne e nel consiglio finale:

Diffidate da quei consulenti che lavorano meno di 10 ore e che non lasciano trasparire passione nel loro operare.

Quindi lo riformulo a modo mio: preferite i consulenti che lasciano trasparire passione nel loro operare e non interessatevi a quante ore lavorano. Nel caso scopriste che ne lavorano meno di otto e foste soddisfatti dei risultati, chiedete loro qual è il metodo e fate includere l’applicazione per la vostra impresa nell’incarico.

* sì lo so che avevo promesso di stare a dieta di web, ma sono lontana da casa e anche un po’ stressata

Nei seminari sulla creazione d’impresa lo ripetiamo fino alla noia: durante la stesura del business plan bisogna dedicare tempo e attenzione per definire le seppur semplici architetture del sistema dei nomi di marca. Naturalmente non si tratta di procedure di naming sofisticate, per le quali ci si deve sempre rivolgere agli specializzati. Però scegliamo nomi di marca (per l’impresa, per la marca vera e propria, per i prodotti) evocativi, originali, proteggibili, trattabili  graficamente ma soprattutto sensati.

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Sensati significa:

  • che evitino sprechi
  • che non procurino guai (legali)
  • che portino acqua al mulino del resto della comunicazione invece di ostacolarla
  • che non siano complicate elucubrazioni che solo l’aspirante imprenditre comprende
  • che non siano sigle che per essere comprese si fanno fuori il pay-off
  • ma anche che non ci creino problemi quando andiamo a registrare un nome a dominio.

Allora tanto vale sincronizzare i due momenti, quello dei marchi e quello dei domini. Come ben scritto da Pamela Ferrara (via Michele Polico), “Oggi è infatti buona norma, per un’azienda nascente, controllare quali domini sono liberi prima di deciderne il nome”: sante parole.

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