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Nei seminari sulla creazione d’impresa lo ripetiamo fino alla noia: durante la stesura del business plan bisogna dedicare tempo e attenzione per definire le seppur semplici architetture del sistema dei nomi di marca. Naturalmente non si tratta di procedure di naming sofisticate, per le quali ci si deve sempre rivolgere agli specializzati. Però scegliamo nomi di marca (per l’impresa, per la marca vera e propria, per i prodotti) evocativi, originali, proteggibili, trattabili graficamente ma soprattutto sensati.
Sensati significa:
- che evitino sprechi
- che non procurino guai (legali)
- che portino acqua al mulino del resto della comunicazione invece di ostacolarla
- che non siano complicate elucubrazioni che solo l’aspirante imprenditre comprende
- che non siano sigle che per essere comprese si fanno fuori il pay-off
- ma anche che non ci creino problemi quando andiamo a registrare un nome a dominio.
Allora tanto vale sincronizzare i due momenti, quello dei marchi e quello dei domini. Come ben scritto da Pamela Ferrara (via Michele Polico), “Oggi è infatti buona norma, per un’azienda nascente, controllare quali domini sono liberi prima di deciderne il nome”: sante parole.
Fiorella Zaggia di Tender snc Formazione e Consulenza ci segnala:
Conflitti in ufficio.
Come ottenere migliori risultati con relazioni interpersonali efficaci e l’assertività
Montegrotto (PD), 26 e 27 marzo 2009
In ogni ambiente di lavoro è facile riscontrare situazioni conflittuali che, spesso, influiscono negativamente sia sul clima interno sia sulla produttività.
Peraltro, è stato dimostrato che, di per sé, il conflitto non provoca sempre negatività.
Se correttamente gestito, il contrasto tra le parti può determinare situazioni stimolanti ed avere un apprezzabile effetto positivo e costruttivo.
Durante il corso saranno approfonditi il tema del conflitto e della comunicazione assertiva nei contesti di lavoro, in modo da consentire ai partecipanti di conoscere meglio le proprie capacità relazionali e le tecniche più efficaci per la composizione dei contrasti.
Per la serie “donne toste” ecco Paola Quaranta e Mariangela Anzani. Si occupano di ambienti per esistere e sono tra le imprenditrici più resistenti che conosco: non hanno paura delle difficoltà e hanno lottato per anni per realizzare la loro idea.
Ora Neolis è in dirittura d’arrivo e sta realizzando proposte residenziali per il benessere di mente, corpo e anima.
Di recente sono state selezionate per rappresentare l’Italia alla terza Conferenza International Women’s Conference, che si è tenuta a Bangalore dal 6 all’8 febbraio; organizzata da il Centro Art of Living; dove Paola Quaranta ha parlato del nuovo concetto di abitazione proposto da Neolis. Spazi che consentono concretamente di percepire uno stato di benessere profondo, all’interno dei quali, secondo precisi protocolli, vengono proposte attività volte all’evoluzione dell’individuo.
A sintetizzare il significato della conferenza basta una delle frasi del programma: “women are natural leaders in their families and communities and are the leading lights in society”.
Premessa: non facciamo coaching propriamente detto. Succede però (ultimamente abbastanza spesso), che insieme all’intervento di consulenza venga richiesto un supporto continuo a una persona, per la realizzazione del piano di marketing, oppure per progetti specifici. In pratica il committente ci chiede di stare vicini a una risorsa e dare un sostegno quotidiano alla realizzazione degli obiettivi.
Cosa c’entra il blog? Negli ultimi anni abbiamo sperimentato diversi metodi e sfruttato le piattaforme per la creazione di gruppi, ogni modalità che ci desse la possibilità di caricare e scaricare documenti e risorse, permettesse di interagire in tempo reale, il tutto con la massima tracciabilità. Negli ultimi casi abbiamo aperto un blog riservato, dove gli unici due utenti autorizzati sono i protagonisti dell’intervento di consulenza. Sul blog il consulente pubblica spunti, interventi, materiali, dal blog si accede all’instant messaging e lo si salva… il blog diventa un crocevia per tutte le attività, sempre accessibile pur rimanendo privato.
Siamo convinti che potrebbe aiutare anche chi si occupa di coaching. Cosa ne pensano i coach?
Adriano Genisi ha partecipato ai corsi di creazione d’impresa del CPV a Vicenza, anche se arrivava da una buona esperienza di lavoro autonomo. E’ uno di quelli che il business plan non solo dice di scriverlo, ma lo scrive e lo applica.
La sua passione è anche il suo lavoro: perle. Perle da selezionare, da comprare, da trattare, da utilizzare. E infatti porta una perla al collo (ci sono perle anche per gli uomini, basta chiedere una consulenza ad Adriano).
Il suo blog sta ancora cercando un tono di voce e vi sconsiglio di frequentarlo, ma solo perchè le perle scatenano le carte di credito.
Sabato scorso sono uscita dal Master ancora sorridendo. Antonio Sofi ha impostato il suo intervento sul nuovo sistema dei media in maniera destrutturata ma legata dal filo rosso dell’applicazione al caso Obama. Inizialmente mi è passato davanti il film della mia storia professionale, con la sensazione che del sistema dei media che avevo frequentato e studiato all’inizio degli anni Ottanta non esistesse più nulla. Poi sono entrata meglio nello spirito della lezione e per questo sono uscita sorridendo: è stato l’effetto dell’esercitazione del pomeriggio, dove abbiamo abbozzato delle campagne di marketing politico per due candidati immaginari (non si sa mai…): Scalfarotto e Gelmini.
PS: a Elisabetta e me è toccata la Gelmini.
Questo blog è nato per accogliere contributi di amici e colleghi. Al nostro appello ha risposto Simona Pisanello di Itaca Comunicazione, con la quale condividiamo passione ed esperienza sul marketing del vino.
Comunicazione, packaging e advertising del vino in Italia
Il settore del vino in Italia – soprattutto quello delle aziende medio piccole – ha visto negli ultimi anni un crescente sviluppo e una maggior sensibilità verso gli investimenti. L’alto livello di frammentazione produttiva, il crescente ruolo nella distribuzione, le nuove tendenze nei comportamenti d’acquisto, la competizione internazionale e l’innovazione nei processi di confezionamento sono alcuni dei fattori che hanno contribuito a questo sviluppo.
Nonostante sia sempre più sentita l’esigenza di rivolgersi ad agenzie di professionisti per lo studio e la realizzazione di piani di comunicazione, è praticamente inesistente la necessità di fare ricerche di mercato su focus di consumatori: le informazioni sul gradimento del packaging e sulla comunicazione in generale vengono filtrate dalla forza vendita o dai retailer.
In questo senso il punto vendita (l’enoteca, il bar, il ristorante) è considerato il mezzo più strategico per la comunicazione, la promozione e la vendita del prodotto.
Packaging
Attraverso la bottiglia (contenitore principe nel mondo del vino di qualità) vengono veicolati dal produttore dei messaggi chiave che devono essere percepiti dal consumatore. A seconda dell’azienda e del tipo di posizionamento di prodotto i contenuti da comunicare dovrebbero essere:
- la provenienza geografica (il terroir e il vitigno)
- l’identità di marca
- la qualità del prodotto
- il rapporto prezzo/qualità
- la tradizione familiare
- la storia
Ma anche il colore del vetro, il peso e la forma della bottiglia sono elementi forti che aiutano a comporre un buon risultato finale.
In generale un buon lavoro di progettazione di un’etichetta oltre a non poter prescindere dai vincoli di informazione (disciplinari regionali inclusi) e di briefing, deve poter mostrare un’anima memorabile e riconoscibile e una longevità che vada al di là delle mode.
In questo senso è utile capire la storia del vino da vestire e quanto è il caso di rinnovarlo. Spesso è molto più complicato fare un restyling dolce ma accurato di una linea di prodotti che approcciare una creatività completamente nuova.
Una case history interessante in questo senso è il progetto della nuova linea di etichette per l’azienda Ca’Rugate, dove era fondamentale il rispetto di un mood e di un family style proprio dell’azienda che da anni era sul mercato con una certa immagine. In questo caso si è proceduto “per sottrazione” eliminando alcuni elementi barocchi e dando una linea più pulita all’etichetta (vedi immagine prima e dopo).
Buzan consiglia di disegnare e colorare a mano le mappe mentali. Abbiamo capito, però, che se vogliamo veramente introdurre questo strumento nella quotidianità del lavoro d’impresa dobbiamo essere sicuri dellla compatibilità e dell’integrazione delle mappe con il resto delle applicazioni per la produttività individuale.
Dopo una prima esperienza con MindManager, siamo da sempre alla ricerca di una soluzione più leggera e che permetta anche la condivisione in tempo reale, per lanciare brainstorming tra persone in luoghi diversi o semplicemente per appoggiare una riunione on line.
Un riferimento ottimo per rimanere aggiornati sulle applicazioni è Mindmappingsoftwareblog (lo dice la parola stessa). In questo periodo stiamo comparando Mindomo e Mindmeister, due applicazioni di tipo SaaS molto interessanti.
Dopo i primi test Mindomo sembra nettamente superiore nelle funzioni per la creazione delle mappe e nella pubblicazione della mappa sui blog, mentre Mindmeister appare superiore per la condivisione in tempo reale del lavoro sulla mappa, per i formati che permette di importare ed esportare e per la possibilità di lavorare anche in locale.
Quello dell’importazione è comunque il punto debole di quasi tutte queste applicazioni, stiamo cercando di capire come importare (bene) da un outliner. Rilanciamo quindi l’invito di Luigi Mengato… e i suggerimenti dai mapparoli sono graditi.













