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Nei seminari sulla creazione d’impresa lo ripetiamo fino alla noia: durante la stesura del business plan bisogna dedicare tempo e attenzione per definire le seppur semplici architetture del sistema dei nomi di marca. Naturalmente non si tratta di procedure di naming sofisticate, per le quali ci si deve sempre rivolgere agli specializzati. Però scegliamo nomi di marca (per l’impresa, per la marca vera e propria, per i prodotti) evocativi, originali, proteggibili, trattabili  graficamente ma soprattutto sensati.

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Sensati significa:

  • che evitino sprechi
  • che non procurino guai (legali)
  • che portino acqua al mulino del resto della comunicazione invece di ostacolarla
  • che non siano complicate elucubrazioni che solo l’aspirante imprenditre comprende
  • che non siano sigle che per essere comprese si fanno fuori il pay-off
  • ma anche che non ci creino problemi quando andiamo a registrare un nome a dominio.

Allora tanto vale sincronizzare i due momenti, quello dei marchi e quello dei domini. Come ben scritto da Pamela Ferrara (via Michele Polico), “Oggi è infatti buona norma, per un’azienda nascente, controllare quali domini sono liberi prima di deciderne il nome”: sante parole.

Per la serie “donne toste” ecco Paola Quaranta e Mariangela Anzani. Si occupano di ambienti per esistere e sono tra le imprenditrici più resistenti che conosco: non hanno paura delle difficoltà e hanno lottato per anni per realizzare la loro idea.

Ora Neolis è in dirittura d’arrivo e sta realizzando proposte residenziali per il benessere di mente, corpo e anima.

Neolis

Di recente sono state selezionate per rappresentare l’Italia alla terza Conferenza International Women’s Conference, che si è tenuta a Bangalore dal 6 all’8 febbraio; organizzata da il Centro Art of Living; dove Paola Quaranta ha parlato del nuovo concetto di abitazione proposto da Neolis. Spazi che consentono concretamente di percepire uno stato di benessere profondo, all’interno dei quali, secondo precisi protocolli, vengono proposte attività volte all’evoluzione dell’individuo.

A sintetizzare il significato della conferenza basta una delle frasi del programma: “women are natural leaders in their families and communities and are the leading lights in society”.

Adriano Genisi ha partecipato ai corsi di creazione d’impresa del CPV a Vicenza, anche se arrivava da una buona esperienza di lavoro autonomo. E’ uno di quelli che il business plan non solo dice di scriverlo, ma lo scrive e lo applica.

La sua passione è anche il suo lavoro: perle. Perle da selezionare, da comprare, da trattare, da utilizzare. E infatti porta una perla al collo (ci sono perle anche per gli uomini, basta chiedere una consulenza ad Adriano).

Il suo blog  sta ancora cercando un tono di voce e vi sconsiglio di frequentarlo, ma solo perchè le perle scatenano le carte di credito.

Siamo sempre divisi tra l’uso dell’outliner e le mappe mentali (http://www.buzanworld.com/ e http://mappementaliblog.blogspot.com/). Noi abbiamo pensato di applicare questa tecnica ad un glossario sulla creazione di impresa al femminile.

Il progetto è stato realizzato insieme a: Centro Produttività Veneto, l’illustratore Piero Corva, Raffaella Losito, Elena Plebani e Gruppo 4 (che cura il portale dell’imprenditoria femminile della Regione Veneto). È stato realizzato a conclusione del Programma Regionale 2008 per la Promozione dell’Imprenditoria Femminile della Regione Veneto.

Mappa Mentale Imprenditoria Femminile

All’interno del Portale sull’Imprenditoria Femminile della Regione Veneto potrete trovare il risultato del nostro lavoro.

Laura Ficari è il “prodotto” di un processo di creazione d’impresa assistito: ha frequentato più di un corso e si è cimentata con un business plan. Quando a estate già finita ha detto che voleva essere on line con un sito di e-commerce prima di Natale mi sono venuti i brividi. E invece eccola qua . C’è tutto: il prodotto, il branding, il sistema, la comunicazione: uno sforzo veramente notevole.

Il percorso di Laura si può vedere sul suo blog

Buon Lavoro Laura!

Di ritorno da una trasferta in Mongolia, mi sento chiedere da tutti: “Ma cosa ci sei andata a fare a Ulan Bator?!” e leggo negli occhi un po’ di scetticismo nel momento in cui cerco di specificare che era per lavoro e non per vacanza.

In Mongolia ci sono meno di 3 milioni di abitanti (ma 30 milioni di capi di bestiame) in un territorio sterminato. Formaper, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Milano, insieme alla Camera di Commercio di Lubiana e con la collaborazione del Dipartimento di Economia Sostenibile della LIUC ha lanciato un progetto di turismo sostenibile. Noi, in particolare, ci siamo occupati della formazione degli addetti ed esperti che lavoreranno in un incubatore d’impresa a sostegno dell’iniziativa e della consulenza sull’impostazione delle attività a sostegno della creazione d’impresa.

La situazione d’aula, come al solito, era discretamente complessa (eufemismo): oltre ai responsabili degli uffici del turismo di ogni regione della Mongolia (”aimag”) erano presenti i loro omologhi della Mongolia Interna (regione autonoma della Repubblica Popolare Cinese). I secondi si esprimevano in un buon inglese, i primi dipendevano in parte da una traduzione. La discussione tra i due gruppi oscillava dall’inglese al cinese di base e ogni tanto veniva sovrastata dal cinguettio della lingua mongola…

Qualche difficoltà nelle esercitazioni (volevano sempre sapere “chi ha vinto”… anche nelle attività con soluzioni aperte) e nella definizione di turismo sostenibile, nella distinzione dal turismo convenzionale (mainstream).

Per il resto è stato pesante ma di grande soddisfazione… ora occorre un periodo di disintossicazione dalla vodka, assolutamente necessaria per sopravvivere dopo gli assaggi di latte di cavalla fermentato.

Stiamo rivedendo tutti i materiali didattici sul business plan per la creazione d’impresa e i relativi strumenti di consulenza. E’ un argomento che trattiamo da tanti anni (troppi?) e sappiamo che periodicamente bisogna gettare via tutto e confrontarsi con gli altri.

Mi interessa molto la sintesi che trovate qui (nel blog di Gianluca Dettori) sulle motivazioni degli investitori, che sono tranquillamente trasferibili ai fattori analizzati da chi legge professionalmente un business plan e da chi lo valuta.

E mi piace tanto questa frase:

1) Innanzitutto le persone. Chi è l’imprenditore o il team? Quanto sono motivati? Saranno in grado di gestire l’azienda? E’ una banalità (ma forse no): le aziende sono fatte essenzialmente di persone. E particolarmente all’inizio le poche persone chiave, sono l’elemento determinante in ultima analisi per successo di qualunque iniziativa.

Sono d’accordo: sembra banale ma lo dimentichiamo troppo spesso.

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