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Si sono aperte le iscrizioni allo Short Master in Management e pianificazione strategica per l’internazionalizzazione organizzato da Verona Innovazione.
Sarà un percorso dal taglio operativo; rivolto a imprenditori, manager, dirigenti e professionisti direttamente coinvolti nella definizione della strategia di internazionalizzazione e nella gestione delle attività dell’azienda.
Da qui potrete scaricare la brochure e raccogliere tutte le informazioni.
Ovviamente, come vi abbiamo già svelato, dietro a questo master c’è anche il nostro zampino.
Il tempo scorre sempre troppo rapidamente, i giorni corrono senza che ce ne accorgiamo. Dico questo perchè dopo qualche settimana di lavoro di organizzazione, siamo finalmente arrivati molto vicini al giorno di presentazione di uno Short Master dal titolo “Management e pianificazione per l’internazionalizzazione d’impresa” che stiamo progettando con Verona Innovazione.
Il giorno 25/10/11 presso la Camera di Commercio di Verona alle ore 17:30 si terrà il “Workshop International Business: dal processo decisionale alla scelta delle opzioni strategiche di maggior efficacia”.
Per maggiori informazioni e iscrizioni cliccate qui.
Io dalle costellazioni sistemiche sono affascinata, purtroppo non ne so praticamente nulla. Georg Senoner (che tra le altre cose si può anche vantare di essere stato il mio capo), invece, da ormai più di 12 anni si dedica allo sviluppo di “metodologie che permettono di rendere accessibile il sapere implicito e collettivo delle aziende per integrarlo nei processi decisionali e utilizzarlo nella gestione di situazioni complesse” .
Ora, in collaborazione con Claude Rosselet ha adattato l’approccio di Bert Hellinger, noto come “Costellazioni Sistemiche”, al linguaggio e alla cultura del management e lo ha integrato con altre metodologie di matrice sistemica come il “Presencing” di Peter Senge, la “Theory U” di Otto Scharmer, il “Sensemaking” di Karl Weick.
Ogni tanto scrive un libro e ha appena pubblicato “Strutture del successo”, che verrà presentato
il 27 ottobre 2011 alle ore 18:30, a Milano, presso la Casa di Vetro in via Sanfelice 3.
Il 28 ottobre seguirà un seminario introduttivo. Altre informazioni su http://www.sysmacon.org/
La settimana scorsa Apco mi ha dato la possibilità di partecipare ad un loro incontro, questa volta il tema era “L’Era dell’Iper-specializzazione… ma anche no!”.
Nel mese di luglio è stato pubblicato un articolo su Harvard Business Review su questo argomento, il quale ha impressionato alcuni dei consulenti di Apco, in modo non positivo. Qualche giorno dopo Alessandro Cravera nel suo blog http://complessita.wordpress.com/tag/alessandro-cravera/, ha commentato proprio questo articolo. Michele Coletti ha quindi proposto una serata di discussione.
La chiacchierata è stata aperta dal direttore di Harvard Business Review, Enrico Sassoon, che è stato chiamato in difesa dell’autore. Subito dopo Alessandro Cravera ha spiegato le ragioni per cui non era d’accordo. La sua cultura mi ha veramente colpito, a dire il vero mi ha lasciato praticamente a bocca aperta. Sono d’accordo su tutte le riflessioni che ha fatto.
La discussione è stata abbastanza animata, i consulenti hanno portato molti esempi di strutture in cui la iper-specializzazione deve per forza vivere e casi in cui le competenze trasversali sono più importanti. Forse la mia “cultura” tecnica non mi dà modo di comprendere e giudicare completamente quali di queste due situazioni siano le migliori in una azienda, penso però di non scoprire l’acqua calda, dicendo che sicuramente un lavoro ripetitivo e segmentato su piccolissime attività sarebbe noioso e frustrante per una persona. Sarà che nel “piccolo” della mia figura professionale quello che amo particolarmente e ho sempre amato è il dover imparare sempre cose nuove che vanno oltre alle competenze della semplice segretaria. Alcuni esempi? Popolare siti internet, costruirne alcuni attraverso CMS, scoprire come funzionano le tabelle pivot e fare un layout per una DEM.
Torno a lavorare devo scrivere un commento su un gruppo di Facebook di un cliente…
Rita questo week end è stata invitata da Alessandra Farabegoli al Romagnacamp. Parlerà nella serata di venerdì 09/09/11 dedicata alle “Viaggiatrici in rete”.
Fatevi raccontare:
- delle tecniche con cui si connette a internet in qualsiasi parte del mondo
- dei suoi “metodi” personali per smaltire in aereo gli appunti accumulati in un anno
- delle tattiche di ubiquità durante i viaggi
Vi assicuro che vi divertirete!
Sabato 10/09/11, una giornata ricca di eventi, si chiuderà con una cena: Le Tamerici offrirà alcuni prodotti da abbinare al pecorino e allo squacquerone, ovviamente ci saranno tantissime altre golosità.
Potete trovare il programma degli interventi a questo link: http://www.romagnacamp.org/. Ricordatevi di iscrivervi utilizzando la pagina di Eventbrite a loro dedicata: http://romagnacamp2011.eventbrite.com/.
Ho avuto modo di parlare con Rita degli aspetti della scrittura professionale qualche giorno fa durante un viaggio condiviso.
Discutevamo sull’opportunità di seguire alla lettera le indicazioni dell’Associated Press.
Personalmente ne contesto alcune, tra cui rete in minuscolo che, per la cronaca, continuo e continuerò a correggere ai miei studenti.
Tuttavia, proprio come troppo spesso operano le “giovanotte” e i “giovanotti” che mi chiedono un argomento di laurea, sono cascato nella tentazione di leggere il sito dell’accoppiata Singer-Wales.
Wikipedia, tra le altre cose, enucleando gli aspetti, sottolinea una differenza tra mondo anglosassone e il nostro Paese: se da noi si parla di professionista e/o uno studente che abbia appreso le regole della buona comunicazione, negli altri contesti si parla di talento sul mercato.
Non concordo su una contrapposizione che vede da un lato l’aver imparato la tecnica e dall’altro la creatività: trovo correlati i due aspetti.
Un conto è ispirarsi a un insieme di regole e a un documento che fornisce indicazioni condivise e quasi sempre condivisibili, come accade con l’Associated Press, un altro è tradurre tutto questo e ben altro nella comunicazione e nella narrazione di un’azienda, sia che voglia raccontarsi nel sito istituzionale sia informare con una newsletter.
Banale da dire, non scontato nella pratica. Non basta una scrittura corretta e brillante, non basta, a quanto pare, eliminare il trattino di e-mail, come ci dice l’agenzia a stelle strisce, non basta trasferire ciò che si scrive in digitale nel web, perché tutto ciò funzioni.
E non è detto che per questo compito si debba essere giornalisti o solo giornalisti.
Scrivere, per dirla alla Alessandro Lucchini, è veramente una fatica nera: la trasformazione linguistica, inevitabile nell’uso corrente, deve tener conto anche nei cambiamenti del linguaggio web, che assorbe, rielabora e ripropone, quasi diventasse punto di riferimento anche in ambito analogico. E’ oramai frequente sentir dire: “Scrivo come se lo facessi per la Rete, poi, aggiungo e adatto se devo proporre il contenuto altrove”.
Evolvere non vuol dire impoverire, soprattutto in ambito professionale. Il linguaggio deve essere semplice, ma non banale, deve esplicare, ma non essere ripetitivo.
A scanso di equivoci continuerò a scrivere sia e-mail sia e-book con il trattino, Rete sempre con la maiuscola, per buona pace dell’Associated Press e dei miei studenti che, nel redigere la loro tesi, devono tenere presente queste regole che mantengo per scelta.
Leggenda narra che il buon politologo tenga la foto di Giovanni Sartori sul comodino; nel mio caso se scrive non può non avere anche una copia del Mestiere di scrivere in tasca, una connessione per il sito della Crusca e, come sempre ripeto nel mio corso, l’uomo al centro della comunicazione e non scordarlo mai.
- http://mashable.com/2011/03/18/ap-stylebook-email/
- http://transition.columbiamissourian.com/2011/03/18/aces-2011-ap-stylebook-changes/
- http://www.ufficiostampatorino.com/2011/04/stylebook-associated-press/
Fabio Muzzio (http://fabiomuzzio.wordpress.com/)
Oggi mi esibirò in un colossale predicozzo agli Esperti Linguistici d’Impresa in Aula Magna all’Università Cattolica di Brescia.
Ieri sera ho visto passare un post scritto da Giovanni Arcari nel suo Terrauomocielo su Pietro Freddi, visto che conosciamo lui e il suo forno non potevamo non riprendere queste belle frasi che condividiamo sui suoi prodotti: …”Sarà l’acqua di montagna (il forno è a Famea di Casto, in Valsabbia), saranno le uova nostrane, gli ingredienti migliori… ma è certamente la passione di Piero a rendere le sue opere indimenticabili e così perfette.”










