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“Quando qualcuno ha ragione bisogna dirglielo, anche se ti rode un po’ che potevi scriverlo tu e che sono cose che vai predicando da un secolo, ma se tu non le hai scritte e lui sì…”
Nel cuore della notte italiana e nella prima mattina di una landa desolata dell’Asia Centrale, mi sono fatta questa ramanzina leggendo* l’ottimo post di Dario Ferrigato segnalato da Simone Lovati. Parla del valore aggiunto della consulenza e in sette punti sintetizza bene quali sono i vantaggi di un occhio esterno, multisettoriale, distaccato.
Non mi ritrovo tanto nel punto 5 (che in fondo riguarda più i service provider che i consulenti in particolare), nel riferimento (del resto virgolettato) all’incapacità delle risorse interne e nel consiglio finale:
Diffidate da quei consulenti che lavorano meno di 10 ore e che non lasciano trasparire passione nel loro operare.
Quindi lo riformulo a modo mio: preferite i consulenti che lasciano trasparire passione nel loro operare e non interessatevi a quante ore lavorano. Nel caso scopriste che ne lavorano meno di otto e foste soddisfatti dei risultati, chiedete loro qual è il metodo e fate includere l’applicazione per la vostra impresa nell’incarico.
* sì lo so che avevo promesso di stare a dieta di web, ma sono lontana da casa e anche un po’ stressata
Il 21 novembre 28 novembre parte la seconda edizione del Master in Digital Marketing di IFAF, vedo che ne ha già parlato Roberto Venturini (lato docente), allora io scrivo qualcosa lato ex-allievo. Elisabetta Nespoli mi ha chiesto di registrare una videotestimonianza, ma dovrà aspettare perchè stamattina non ho ancora fatto amicizia con il fondotinta.
Collega consulente, perchè potrebbe essere un’idea frequentare un corso come quello di IFAF? Perchè mantenere la tensione alla formazione continua e un certo grado di motivazione non è poi così semplice quando sei il capo di te stesso e perchè ogni tanto bisogna farsi qualche regalo (e questo è un bel regalo). Se la tua preparazione sul Digital Marketing ha bisogno di un tagliando, o se hai studiato marketing nell’età della pietra, facci un pensierino. I clienti ti pagano perchè porti innovazione in azienda.
Amico imprenditore, perchè potresti prendere in esame il Master oppure un singolo intervento monografico? Perchè se vuoi veramente capire cosa vuol dire conversazione devi essere presente personalmente in rete, non puoi pensare che qualcuno lo faccia per te, il web raccontato dagli altri è una delle cose più penose e deprimenti viste in azienda. E poi potrebbe essere interessante vedere in aula le persone che poi tenteranno di convincerti a svecchiare la tua presenza sul web, forse potresti anche comprendere perchè ti sembrano un po’ fulminati. Magari ti convinci anche a togliere quella home page prima della home page e capisci che non ti serve un’introduzione in flash, visto che a me non credi. Cosa ne diresti di mandare qualcuno dei tuoi ingegneri a prendere una boccata d’aria schiodandoli dal golf del sabato?
Tanto nei sabati del master pioverà sicuramente.
Adesso ne stampo un bel po’ di copie e le lascio di nascosto in tutte le imprese che frequento, in mensa, in bacheca o alla reception, ma anche sulla scrivania del titolare, oppure le faccio cadere in quantità giù dal loggione come in una scena di “Senso”.
E’ la Carta per le pari opportunità e l’uguaglianza nel lavoro (via Anna Zavaritt), potevano anche scrivere con uno stile più diretto ma non si può avere tutto, almeno c’è scritto:
contro tutte le forme di discriminazione sul luogo di lavoro – genere, età, disabilità, etnia, fede religiosa, orientamento sessuale (…) – valorizzare le diversità all’interno dell’organizzazione aziendale, con particolare riguardo alle pari opportunità tra uomo e donna.
A parte un manuale per le pari opportunità adatto per le grandi imprese, sul sito non ho trovato le indicazioni più quotidiane e pratiche per evitare le discriminazioni, cioè cosa può fare quotidianamente una impresa per non cascarci, ma non dispero. Anche voi intanto potete leggere la carta e fare volantinaggio: qui
Domattina non devo alzarmi presto e testo un po’ di strumenti nuovi (magari vecchi ma che non ho ancora avuto il tempo di provare prima).
L’idea di usare la voce per postare sul blog, aggiornare lo stato su FriendFeed et alia, spedire una email, mandarmi un reminder, mi piace: allontana la tentazione di smanettare sul telefonino mentre guido.
Ci sono una marea di servizi che fanno queste cose, ma Hellotxt mi ha suggerito questo
. e questo è il primo test Mp3
e per ora … cannot transcribe!
Leggevo Michele Costabile, che al Proxy Bar è riuscito a scrivere su Lessig (ora mi spiego meglio perchè ti vedo on line a certe ore…)
Veniamo alla presentazione, che è disponibile online, come è giusto aspettarsi da un paladino dell’open source.
Oltre a testare il Reblog di Zemanta (senza capire tanto quali sono i vantaggi) ho deciso: è venuto il tempo che le presentazioni di Bonucchi e associati evolvano.
Sabato scorso sono uscita dal Master ancora sorridendo. Antonio Sofi ha impostato il suo intervento sul nuovo sistema dei media in maniera destrutturata ma legata dal filo rosso dell’applicazione al caso Obama. Inizialmente mi è passato davanti il film della mia storia professionale, con la sensazione che del sistema dei media che avevo frequentato e studiato all’inizio degli anni Ottanta non esistesse più nulla. Poi sono entrata meglio nello spirito della lezione e per questo sono uscita sorridendo: è stato l’effetto dell’esercitazione del pomeriggio, dove abbiamo abbozzato delle campagne di marketing politico per due candidati immaginari (non si sa mai…): Scalfarotto e Gelmini.
PS: a Elisabetta e me è toccata la Gelmini.
Questo blog è nato per accogliere contributi di amici e colleghi. Al nostro appello ha risposto Simona Pisanello di Itaca Comunicazione, con la quale condividiamo passione ed esperienza sul marketing del vino.
Comunicazione, packaging e advertising del vino in Italia
Il settore del vino in Italia – soprattutto quello delle aziende medio piccole – ha visto negli ultimi anni un crescente sviluppo e una maggior sensibilità verso gli investimenti. L’alto livello di frammentazione produttiva, il crescente ruolo nella distribuzione, le nuove tendenze nei comportamenti d’acquisto, la competizione internazionale e l’innovazione nei processi di confezionamento sono alcuni dei fattori che hanno contribuito a questo sviluppo.
Nonostante sia sempre più sentita l’esigenza di rivolgersi ad agenzie di professionisti per lo studio e la realizzazione di piani di comunicazione, è praticamente inesistente la necessità di fare ricerche di mercato su focus di consumatori: le informazioni sul gradimento del packaging e sulla comunicazione in generale vengono filtrate dalla forza vendita o dai retailer.
In questo senso il punto vendita (l’enoteca, il bar, il ristorante) è considerato il mezzo più strategico per la comunicazione, la promozione e la vendita del prodotto.
Packaging
Attraverso la bottiglia (contenitore principe nel mondo del vino di qualità) vengono veicolati dal produttore dei messaggi chiave che devono essere percepiti dal consumatore. A seconda dell’azienda e del tipo di posizionamento di prodotto i contenuti da comunicare dovrebbero essere:
- la provenienza geografica (il terroir e il vitigno)
- l’identità di marca
- la qualità del prodotto
- il rapporto prezzo/qualità
- la tradizione familiare
- la storia
Ma anche il colore del vetro, il peso e la forma della bottiglia sono elementi forti che aiutano a comporre un buon risultato finale.
In generale un buon lavoro di progettazione di un’etichetta oltre a non poter prescindere dai vincoli di informazione (disciplinari regionali inclusi) e di briefing, deve poter mostrare un’anima memorabile e riconoscibile e una longevità che vada al di là delle mode.
In questo senso è utile capire la storia del vino da vestire e quanto è il caso di rinnovarlo. Spesso è molto più complicato fare un restyling dolce ma accurato di una linea di prodotti che approcciare una creatività completamente nuova.
Una case history interessante in questo senso è il progetto della nuova linea di etichette per l’azienda Ca’Rugate, dove era fondamentale il rispetto di un mood e di un family style proprio dell’azienda che da anni era sul mercato con una certa immagine. In questo caso si è proceduto “per sottrazione” eliminando alcuni elementi barocchi e dando una linea più pulita all’etichetta (vedi immagine prima e dopo).
La prima giornata del Master in Digital Marketing and Communication mi ha lasciata stanca ma soddisfatta. Stanca perchè stare ferma per ore dal lato allievo di un’aula è difficile (devo ricordarmi di non decodificare male le posture affaticate dei partecipanti ai corsi, d’ora in poi). Soddisfatta perchè i temi affrontati sono utili per la mia attività di consulenza, ma anche perchè ho trovato conferme a visioni e intuizioni che porto avanti da anni.
Tormentone della giornata: “… è un casino”. Probabilmente Venturini non si riferiva solo alla P di people e allo stato dell’arte del Digital Marketing, ma anche alla composizione dell’aula. Si potrebbe definirla ricca nella sua varietà, oppure, con più realismo, fortemente disomogenea. Il relatore è stato molto bravo ed efficace a gestirla.

P.S. appunti diligentemente presi creando una mappa con Personal Brain. Sabato prossimo vedremo.










