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Questo è stato un anno intenso e si sta chiudendo con delle soddisfazioni. In generale si respira un’aria di incertezza e la parola principale che si sente è “crisi”, ma io sono fiduciosa, forse proprio perchè Bonucchi e associati sta vivendo un bel periodo.
Tiger Project sta crescendo e Rocco Papapietro sarà a Milano per lavorare con Rita proprio in questi giorni; ho appena avuto la conferma per la ricalendarizzazione dello Short Master per l’internazionalizzazione di cui vi avevo già parlato in alcuni post precedenti (è un progetto a cui tengo particolarmente); sento la spinta della crescita e della voglia di fare e di attuare nuovi progetti in alcuni nostri clienti e questo mi fa sorridere di entusiasmo.
Rita ha lasciato il compito a me degli auguri, ma mi ha dato l’indicazione per il vostro dono… Sapete che siamo esperti di regali virtuali e sostenibili, quindi non potevamo non regalare un ebook della nostra amica Alessandra Farabegoli dal titolo “Il manuale del buon senso in rete”, da qui potrete scaricarlo.
Ora non ci resta che augurarvi Buona lettura e tanti auguri di un fantastico Natale e un 2012 pieno di soddisfazioni.
PS: Bonucchi e associati si prende alcuni giorni di ozio creativo nel periodo tra il 24/12/11 e il 09/01/12. L’ufficio non sarà pienamente operativo, ma ovviamente per urgenze siamo sempre reperibili.
Il titolo del post (Cose per cui non dovete spendere soldi) mi aveva tratto in inganno: pensavo si trattasse di qualcosa a proposito del free oppure del basso budget, invece si tratta di etica e politiche commerciali. Alessandra Farabegoli riparte da uno spunto di John Jantsch. Come al solito (mi sono ritrovata tanto anche a proposito dei dinosauri), Alessandra riesce a scrivere meglio di me concetti che condivido pienamente e applichiamo da sempre in Bonucchi e associati srl:
“Ho smesso da tempo di adottare il meccanismo delle “provvigioni per segnalazione”: se qualcuno – sia esso un amico o un conoscente – mi chiede di indicargli un’azienda o un professionista per un certo lavoro, o mi interpella su qualcosa che io non so fare, gli do quello che penso sia il nome più adatto, e non chiedo all’altro marchette sul fatturato generato.
Da quando ho fatto questa scelta lavoro molto meglio: le mie scelte sono guidate dalla mia personale valutazione su chi sia veramente la persona giusta per fare quel lavoro, non da quale percentuale mi viene passata; e, se devo condurre un’indagine più approfondita per scegliere il fornitore migliore, la considero per quel che è nei fatti, cioè una consulenza che mi farò pagare dal cliente.”
In sintesi:
- facciamo segnalazioni, nella massima trasparenza, quando si identifica un’ottima combinazione tra una professionalità o un servizio e la necessità di un’impresa, senza applicare alcuna commissione a nessuna delle parti. Lo ammetto: accettiamo volentieri una cena o una bottiglia di vino quando la combinazione funziona bene
- ci fa piacere venir segnalati e anche in questo caso compensiamo con cena o bottiglia di vino
- se decidessimo di incaricare qualcuno per il nostro sviluppo commerciale prima di tutto ce lo sceglieremmo noi e poi pretenderemmo anche il rispetto di linee guida commerciali
- pensiamo che chi accetta commissioni debba dichiararlo, nella massima trasparenza (voglio sapere chi è pagato per dire delle cose e da chi)
-la nostra attività è la consulenza di direzione e il nostro modello di business prevede che i nostri profitti derivino dalla soddisfazione dei bisogni delle imprese clienti, nell’interesse delle quali agiamo sempre
Lo so, siamo antichi. Per chi non è d’accordo con questa impostazione ricordo qualche riferimento deontologico come il Codice Etico APCO e Feaco (European Federation of Management Consultancies Associations) oppure il Codice Etico di Assoconsult (solo come esempio; art.1.f
non accettare dai propri fornitori compensi di qualsiasi natura qualora si tratti di proporre o raccomandare beni o servizi da loro forniti)




