Stai visualizzando l'archivio dei tag per il tag ‘linkedin’ .
Sono felice come una scolaretta: stasera stavo compiendo la solita procedura, un po’ artigianale, per mantenere aggiornato il workspace su toodledo di un cliente (creazione del task, clonazione, riassegnazione, doppio aggiornamento). Un attimo di smarrimento, non trovo il comando “reassign” al solito posto, noto un’icona tipo ometto, c’è il reassign ma anche “share task”.
Non più tardi di una settimana fa ne parlavamo in ufficio, commentando che era l’unico punto debole di Toodledo, l’impossibilità che un task fosse contemporaneamente in più di un workspace. Toodledo ci ha ascoltato e ora tutto questo è possibile.
Con Verona Innovazione abbiamo progettato un nuovo percorso dedicato al marketing della sostenibilità. Sono aperte le iscrizioni al corso (gratuito!), nel quale, oltre alle lezioni, sono previsti un check up iniziale e l’assistenza personalizzata in azienda.
Trovate qui tutte le informazioni, il programma completo e il questionario di ingresso: http://www.veronainnovazione.it/news/?id=372.
Passate parola!
Questa settimana “trasmetto dai nostri studi di Kuala Lumpur” e vi segnalo l’intervista che Caterina Della Torre ha pubblicato su Dol’s. Mi sono divertita a confrontarla con l’incontro che avevamo avuto circa dieci anni fa e ho concluso che sono cambiate molte cose, ma la foto è sempre la stessa.
Scappo a preparare il seminario che si terrà il 23 maggio 2012 alla University of Malaya; come co-founder di Tiger Project parlerò delle strategie di internazionalizzazione delle PMI italiane in Malaysia e delle problematiche di cross culture. Seguono approfondimenti sulla mia prima volta da visiting professor.
Mi sono trovata a collaborare con imprese di discrete dimensioni senza Intranet e so quanto è faticoso e quanto questa mancanza rende difficile progettare e realizzare le strategie di marketing (perché il marketing prima bisognerebbe farlo dentro l’impresa e poi, semmai, fuori). Quindi accorrete numerosi al corso di Giacomo Mason
“progettare e gestire intranet che funzionano”.
Una volta a settimana, può essere il sabato oppure la domenica, mi piace fare colazione a letto. Leggendo qua e là vedo cosa mi sono persa della conversazione on line durante la settimana, quando il ritmo del lavoro impone di concentrarsi e permette solo un’occhiata ai social media. Ovviamente non ha senso mettere un like a qualcosa di quattro giorni prima, ma recupero molte segnalazioni interessanti, spunti favolosi, contenuti per l’aggiornamento, materiali per i progetti che ho in corso. Il verbo che uso per descrivere tutto questo è “studiare”.
In queste navigate pigre leggo sempre il blog di Elasti (sì, non ho figli e leggo “Non solo mamma”) e oggi mi è successa una cosa strana: il 27 marzo scrive su qualcosa che io chiamo polarizzazione, un mondo diviso in due tra chi segue e chi no i tanti mondi che parlano, condividono, innovano:
(…) elastigirl ha avuto l’impressione – e non per la prima volta – che il mondo si divida in due: chi sta dentro e chi sta fuori, chi da una parte e chi dall’altra, chi è integrato e chi resiste, chi si perde e chi no, chi è risucchiato e chi chiude la porta e le tende.
Esattamente lo stesso giorno mi sono trovata a discutere della stessa cosa con un amico-collega-molto-bravo-ma-anche-molto-scollegato e mi sono chiesta, come Elasti, se ha senso il mio di comportamento. Decantavo il crowdsourcing, cercavo di spiegargli quanto fosse importante per il nostro lavoro mantenere un adeguato osservatorio sulla conversazione on line, ad esempio utilizzare Twitter, “fare il giro del mattino” o “la navigata tranquilla del sabato mattino” come procedura standard di aggiornamento. Lo vedevo poco convinto, diviso tra la fiducia che ha in me e la difficoltà di capire la differenza tra chiedere a Google e chiedere agli amici o semplicemente chiedere in giro; gli facevo esempi concreti di come oggi il sapere sia aereo e condiviso, comune e liquido nel suo evolversi, non sempre ufficiale e convenzionale. Accennavo al caso di @damte e al suo mitico curriculum come se dovesse averlo visto per forza e poi mi ricordavo che non vede nulla di quello che faccio on line, tranne, forse, Linkedin. Gli spiegavo che, naturalmente, la gente che ascolti dice anche che è in coda, dal medico, che sta mangiando cacio e pepe, oppure che sta pranzando da Peppino, ma che anche questo fa parte del gioco (prima o poi uscendo a Carugate mi fermerò a mangiare da Peppino) e sono le stesse persone che poi condividono e rilanciano contenuti preziosissimi. Tentavo, insomma, di spiegargli che “Internet non esiste” (cit)
Prima coincidenza: la conversazione avveniva tra le dieci e mezzanotte del 27/03/2012, Elasti ha postato lo stesso giorno alle 22.46.
Seconda coincidenza: la conversazione era terminata con l’idea di una sessione in comune entro pochi giorni per mostrargli come si studia online, dal mattino seguente il corpo del mio amico giace prostrato da improvviso virus.
Uno dei post più visitati di questo blog è Mappe mentali: quale software?
Dopo tre anni ha bisogno di un aggiornamento e ci pensa Silvia Gregorio.
___________________________________________________________
Condivisione, pubblicazione e creazione collaborativa: ecco quanto offrono le piattaforme online per il mind mapping.
Mi è sembrato opportuno (se non altro coerente) strutturare questo post a partire da una mappa mentale, dunque qui di seguito quella che ho creato con MapMyself.
Le mappe mentali sono uno strumento di nascita piuttosto recente, parliamo degli anni ‘60, e si basano sulla strutturazione di idee e concetti in collegamenti logico-gerarchici. La vera novità sono le sempre più sofisticate applicazioni web per la creazione di mappe: oltre ai noti software scaricabili, internet offre una serie di piattaforme online che incorporano le peculiarità sopracitate, peculiarità che ben si prestano al lavoro d’impresa.
Adottare una mappa mentale condivisa nel business offre una serie di benefici; ne elenco alcuni di rilievo per incoraggiare gli scettici:
- il mind mapping consente di rappresentare graficamente le idee, di condividerle e strutturarle in modo semplice e concreto applicando i principi del visual thinking;
- ottimizza le tempistiche di lavoro data l’organizzazione gerarchico-associativa;
- supporta la collaborazione a distanza garantendo un risparmio di tempo e denaro;
- fornisce una visione globale che aiuta a ridurre i rischi e ad ottimizzare le risorse (o, più in piccolo, a garantire ad esempio organicità a un post o un articolo);
- favorisce creatività di gruppo e apprendimento.
E ora vi starete chiedendo quando sfruttare una mappa mentale; semplice: sempre! Il mind mapping è applicabile a qualsiasi task, volendo citarne alcuni, esempi di funzioni aziendali per cui si presta particolarmente possono essere la pianificazione di un evento, la strutturazione di un sito internet, o ancora la gestione del tempo, degli obiettivi o dei compiti, l’organizzazione di un piano marketing o semplicemente di note e molto altro.
Un caso interessante è quello di Spiderscribe, appena uscito dalla versione beta; purtroppo niente interfaccia italiana (ma a questo siamo abituati). Il punto di forza? Gli allegati! Oltre alle funzioni più tradizionali, offerte anche da altri siti celebri per il mind mapping quali Mindmeister e Mindomo (di cui abbiamo già parlato), Spiderscribe consente di arricchire le mappe con i più classici file di immagine e testo, ma anche con mappe di GoogleMaps e calendari eventi. Tutto ciò affiancato alla possibilità di lavoro in team e naturalmente alla condivisione. Un difetto? I colori: tenui e poco variabili, non rispondono alle teorie di Buzan.
Un servizio simile basato sull’inserimento di allegati è offerto anche da Mind42, interessante nella grafica, ma meno flessibile (per intenderci: non possiamo spostare con il mouse un singolo braccio della mappa).
Sempre sulla stessa linea anche TheBrain (quale preferito da Rita al momento non potevamo certo ometterlo!) che affianca un portale web alla versione scaricabile.
Per chi di disegnare non ne vuole sapere una pagina utile è Text2mindmap, che si offre di farlo per voi: grafica scarna e poche opzioni accessorie, ma l’applicazione trasforma elenchi inseriti in ordine gerarchico in mappe.
Portali di questo genere nascono e muoiono con frequenza, ma tra chi va e chi viene meritano di essere citati WiseMapping, Creately, Cacoo e Mapmyself che sicuramente si differenzia per l’uso del colore.
Silvia Gregorio
Mafe la Grande (aka Mafe De Baggis) sta raccogliendo su Twitter “una raccolta di desideri e progetti, seri e meno seri, realistici o completamente utopici“. Ho inviato uno dei miei propositi e stavo per farlo nuovamente, ma dopo due telefonate di amici che chiedevano se stavo bene (no, cliccare su quel linkino alla fine del tweet, no, eh) decido di imitare qualcuno e scrivere qui le cose da fare, secondo me, prima della fine del mondo. Quelle personali e quelle di lavoro (che poi non so qual è la differenza).
Personali (potete saltare a quelle di lavoro se volete): ringraziare un sacco di persone, ascoltare anche quelli che parlano lentamente; telefonare a qualcuno che non chiamo da 25 anni (ti penso spesso, però); telefonare comunque; ricordarsi di tornare a casa a dormire; riappoggiare i piedi nudi sul cruscotto mentre tu guidi; dormire ancora su un barcone davanti a S.Marco mentre intorno scoppiano i fuochi d’artificio del Redentore; scendere la Gran Risa al massimo della (mia) velocità; camminare da Bressanone a Feltre sull’Alta Via Europa 2; chiedere a chi ha miei libri in prestito di darmeli indietro o almeno dirmi come stanno; darmi lo smalto alle unghie in colori improponibili; parlare con i miei ex-cani; smettere di traslocare e mettere a posto i libri a Milano; vivere senza l’auto; leggere il Sole 24 ore di carta alla domenica e romperti le scatole ogni due minuti leggendoti frammenti di articoli; stare in baita e aspettare i camosci al tramonto; recuperare le scarpe che ho lasciato da qualche parte un anno fa, capire dove ho lasciato telefoni, alimentatori, altre scarpe; fare la pace con quelli che pensano di aver litigato con me (io non litigo mai); mangiare kebab alle ciliegie in un’Aleppo senza guerra civile; festeggiare il mio cinquantesimo compleanno con una grande cena assolutamente senza bisogno d’invito.
Lavoro: ringraziare molte persone, ricordare a molte persone che ogni tanto potrebbero anche ringraziare, o anche solo citare; comprare un’azienda per farla gestire a uno bravo sul serio; tornare a lavorare con un paio di aziende che amo molto e farle funzionare davvero; sterminare i deficienti e i furfanti furbacchioni, anzi perdonare i deficienti e costringere i furfanti furbacchioni a vivere con 1.000 euro al mese; cancellare con uno sguardo i documenti scritti in power point; far lavorare quelli bravi ma timidi; rifiutarsi di leggere le cose scritte male; incenerire chi manda mail con oggetto “varie”; spiegare a chi ha rubato le mie slide che poteva usarle alla luce del sole, bastava leggerne la licenza; alzarmi in piedi e andare via quando una presentazione è noiosa e vuota; valutare sul merito e i risultati; smettere di scrivere in aziendalese e farsi semplicemente capire; mettermi in gioco, mettermi in dubbio; permettere l’accesso ai social network ai dipendenti nelle aziende che ne hanno paura; portare cultura nelle aziende dove sembra conti solo il potere; lavorare meno e studiare di più, tutti.
Myself racconta Bettina de Vettor: la rivista dedica alla sua Biscotteria Bettina di Treviso un articolo nella sezione sulle donne imprenditrici.
Bettina ha abbandonato nel 2008 il lavoro di manager per aprire il suo laboratorio di biscotti artigianali e per l’occasione ha seguito con la Camera di Commercio di Treviso un corso sull’imprenditoria femminile in cui Rita ha condotto alcune docenze relative a business plan, ricerche di mercato e marketing.
Oggi, oltre al laboratorio di Dosson, avviato con la liquidazione del vecchio lavoro, Bettina gestisce un punto vendita a Treviso e i suoi biscotti sono distribuiti in Svizzera e Germania. Il suo lavoro le è valso anche il premio di “Cna Impresa Donna”.
Complimenti Bettina!
Ieri, 27/02/2012, il nostro orgoglio è stato nuovamente alimentato. Nel pomeriggio, all’Università di Trento, Paolo Bernini si è laureato in Economia e Commercio con una tesi su Impostazione di un sistema di contabilità industriale: caso Le Tamerici srl, orgoglioso il correlatore Rita Bonucchi.
Voci incontrollate narrano di vari atti di goliardia, si parla del Bernini costretto a girare per il centro di Trento vestito da agricoltore con un vassoio di formaggio da offrire ai passanti. Uno di questi, incuriosito e interessato dalla passione di Paolo per allevamento e agricoltura, ha addirittura finanziato un giro di calici per gli amici del festeggiato. Il generoso sconosciuto è poi stato identificato come un illustre rappresentante della più famosa famiglia produttrice locale di spumante.
Complimenti e congratulazioni a Paolo!





