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(post scherzoso, i clienti sono esonerati dalla lettura)

Oggi compio 25 anni di lavoro. Come sapete sono abituata a festeggiare l’anniversario del mio primo giorno di lavoro: quest’anno niente rievocazioni strappalacrime, ma solo appunti su cosa mi viene in mente se penso a questo quarto di secolo.

A4: l’asse della mia vita lavorativa e privata, 2500 tragitti (calcolati per difetto), cambiato il numero delle corsie, non il traffico

Analisi di settore: devo ricordarmi che non è la panacea, però serve

Amici: meglio se dislocati vicino a caselli dell’A4 e molto pazienti

Bali: non avrei mai pensato che potesse essere un’esperienza di lavoro così significativa

Bonuck: il nick non c’era 25 anni fa. A proposito, si scrivere con il ck

Bonucchi e associati: come un figlio, ora maggiorenne, vorrei che se ne andasse di casa

Casa: in 25 anni, solo per 4 sono riuscita ad averne una sola. Trasporto  e trasferisco, muovo, perdo, ritrovo

Colleghi: mi preoccupo troppo e devo smettere di farmi i fatti loro

Coach: non sono un coach, non sono un coach, non sono un coach, ditemi che non sono un coach

Curriculum: li ricevo, rispondo, quando sono in Word uso il comando “mostra tutto” e vedo le schifezze che i candidati combinano, compresi i tagli pagina fatti con il tasto “invio”. prossimi 25 anni: smettere di leggere curriculum

Deficienti: ho imparato che la loro presenza non ha alcuna relazione con la dimensione dell’impresa che li ospita, ultimamente sono preoccupata per la velocità con cui si riproducono

Foglio di calcolo: vorrei che l’ingegnere argentino che mi spiegò come si mettevano dentro le formule in Lotus 123 vedesse le mie amate tabelle pivot. Nei prossimi 25 anni più fogli per tutti

Gestione del tempo: 25 anni fa le donne manager americane ci spiegavano su Cosmopolitan (!) i segreti del time management, da svegliarsi alle 5 a tagliarsi i capelli, ora siamo alla frutta, pardon ai Pomodori

Malesia: ho ossessionato generazioni di corsisti con casi sui guanti in lattice, nei prossimi 25 anni non smetterò, anzi

Mappe mentali: se avessi un euro per ogni persona che ho convinto a usarle  ci comprerei un biglietto per l’Australia

Marketing: perchè non mi affascina più come una volta? Perchè è ora di cambiargli nome, regole, metodi

Organigrammi: sono io che non li so  più disegnare o loro che non hanno più tanto senso?

Outlook: dopo Grandview, Sidekick e Schedule, ha contenuto tutti i miei progetti e le mie attività, con le relative paranoie. Va in pensione il 31 dicembre prossimo, è deciso, a favore di un prodotto cloud

Passione: ingrediente indispensabile della mia storia, tende a fregarmi, continuo a innamorarmi delle imprese degli altri (quelle dei datori di lavoro ieri, quelle dei clienti oggi), pericolosa

Pazienza: aumentata con l’età ma non è il mio forte, nè con i clienti nè con i collaboratori

Pubblicità: non è vero che il primo amore non si scorda mai, ormai l’advertising compare nei miei piani di marketing come il formaggio nella cucina indonesiana

Stagisti: non sono più quelli di una volta, anche perchè una volta non c’erano

Studiare: mi piace sempre, ma ora lo faccio senza sottolineature e riassunti, con l’aiuto dei social network. Prossimi 25 anni? Mah!

Struttura (outline): idem come mappe mentali, solo che il biglietto potrei comprarlo per due giri del mondo.  Sento che ora sono pronta a farne senza. L’ho detto.

Tecnologia: il tema che più mi appassiona e incuriosisce, anche per i prossimi 25 anni. Credo di essere un piccolo tecnico e spello il cavo dell’antenna tv per cambiare sesso al terminale. Non ditemi che potrebbe perdere di impedenza perchè non so cos’è l’impedenza.

Skype: se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, la videoconferenza ha cambiato i modelli di business e la relazione nella consulenza più di una guerra

Telefonino: di solito nero, presente dal 90 in borse per lo più nere dove non lo si trova mai, continuo a considerarlo una necessità diseducativa

(questo post esce senza link e immagini perchè sono le 23,59, è da 25 anni che ogni tanto mi succede di essere un po’ paniac)

Disclaimer per aspiranti imprenditori e responsabili marketing: non fate naming come descritto di seguito, meglio seguire le indicazioni di Interbrand o di Nomen, o chiedere aiuto a Beatrice Ferrari.

Sollecitata dal curioso Beppe (che si è amaramente pentito di avermi interrogato) e punzecchiata da Filippo, ho deciso di chiarire una volta per tutte perchè Bonucchi e associati srl si chiama Bonucchi e associati.

Tanti tanti anni fa, quando lavoravo in azienda, casa mia era luogo di aggregazione e cene praticamente settimanali riservate al gruppo degli expat (cioè non vicentini). Non erano cene formali e venivano decise al volo tra un ufficio e l’altro, preferibilmente nel giorno che precedeva l’apparizione della super colf, la sig.ra Francesca. Successe che qualcuno, non volendo sembrare troppo esplicito davanti a consulenti o fornitori, invece che chiedere “andiamo a cena da Rita” cominciò a dire “stasera c’è una conferenza da Bonucchi e associati” oppure “ci sei alla riunione da Bonucchi e associati?”. Il riferimento scherzoso era certamente la struttura che ci forniva servizi di ufficio stampa, Meneghini e associati.

Qualche anno più tardi, dopo una diaspora generale, qualcuno lavorava a New York e qualcuno a Ortisei. Usavamo il fax per stare in contatto e quasi tutti lo avevamo anche a casa. Io avevo un aggeggio monumentale Panasonic, i fax che ne uscivano avevano la copertina che indicava

to the kind attention of: dott. Bonucchi

company: Bonucchi e associati

Naturale che quando ho deciso di mettermi in proprio non mi sia nemmeno passato per la testa di attivare un processo di naming, un po’ per scaramanzia e un po’ per scherzo poteva chiamarsi solo Bonucchi e associati.

24 (ventiquattro) anni fa mi presento alle 7.50, a Vicenza,  in un’azienda cosmetica oggi parte di un gruppo lombardo. 23 anni, con la frangia ne dimostro 18, però mi sono vestita da donna in carriera, ho con me il contratto firmato a luglio (lavoro subordinato a tempo indeterminato, stipendio netto L. 900.000 x 13, contratto chimici), un blocco Pigna a quadretti e una bic (non si sa mai), un vasetto di miele che nel mio primo giorno che abito da sola non sono riuscita ad aprire e per il quale intendo chiedere aiuto.

Dopo la responsabile del personale chiedo di vedere il mio capo, quel britannico ex JWT che al secondo colloquio mi ha sconsigliato di accettare l’offerta argomentando, nel suo italiano creativo: “tu sei chiodo troppo grosso per questo buco”. Oggi non c’è, c’è una lettera di benvenuto con i primi compiti da “assistente all’Ufficio Pubblicità”, iniziare a impostare l’archivio degli esecutivi e preparare il folder per l’Ing. Taldeitali. Cos’è un esecutivo? Cos’è un folder? Ma Alessandra la segretaria mi rincuora e mi porta un caffè nella tazzina di porcellana. In futuro non mi lascerà praticamente toccare la macchina da scrivere, troppa tecnologia, mi costringerà a chiedere un personal computer. Comincio a fare il giro degli uffici per presentarmi, dopo i saluti molti vanno avanti in dialetto vicentino, mi avevano chiesto ai colloqui com’era il mio inglese, bah. Le ragazze dell’estero mi dicono che solo loro sanno fare i telex e dovrò chiedere, è una cosa difficile e tu se hai fatto il classico non puoi. Oggi è arrivato un nuovo aggeggio, si chiama fax. Non chiamare in Spagna al mattino che le linee non prendono. Non hai il camice? No. Sei una dottoressa? Non ancora. Allora ti daranno il camice e poi se lavori come fai a finire l’università.

L’ho finita l’università, ne ho anche iniziata e finita un’altra, ma i telex non li so fare, il camice me lo hanno dato per entrare in laboratorio, con le mie cifre ricamate e le spalline imbottite, ho imparato cos’erano gli esecutivi, scritto un ettaro di testi, dribblato l’Autodisciplina, imparato a lavorare contemporaneamente a Milano e Vicenza quando internet non c’era, scoperto che la camera dell’hotel a Madrid era notevolmente più grande di casa mia, trattato diritti per natiche e gambe, abbronzato da me le modelle con un prodotto pieno di pagliuzze dorate per risparmiare, fatto un casting a Jean Marie Marion, girato con la troupe in straordinario, impostato il piano mezzi in Lotus 123 (e il presidente mi ha aumentato lo stipendio quando l’ha visto),  impostato presentazioni con StoryBoard (antenato di Power Point), visto il mio capo andarsene da un giorno all’altro, pulito l’ufficio trovando il mio profilo stilato dalla psicologa della società di selezione, gestito gare con agenzie di pubblicità, corretto bozze allo sfinimento, inventato nomi di fondotinta, assaggiato la crema giorno come la nutella, visitato le farmacie di mezzo mondo, litigato con dirigenti stronzi, fatto la stronza con dirigenti, truccato tutte le impiegate con i nuovi mascara, trattato con distributori finlandesi, creato il database dei campioni della concorrenza, presa la responsabilità dell’ufficio, scritto il primo piano di comunicazione di quell’azienda,  scritto il primo piano marketing, ricevuto nuovi biglietti da visita “scriviamo direttrice o  direttore marketing?”,  selezionato product manager, impostato budget, tagliato budget, lottato sui centri di costo, vomitato briefing, headline, body-copy, pay-off, packshot, pre-production meeting, shooting, odiato le foto scontornate e le traduzioni fatte male, prodotto lucidi, sputtanato qualcuno che si credeva troppo furbo, aiutato qualcuno che era solo in un momento un po’ così, sbagliato un sacco di roba, corretto tanto, scoperto  il soffitto di cristallo, sbattuto la porta per innamorarmi di un’altra azienda, ma questa è un’altra storia.

Ogni anno, il 9 settembre ci penso e mi fermo a sorridere e pensare a come era diverso allora il mondo del lavoro, alla fortuna di aver incontrato un capo incredibile anche se per troppo poco tempo, a quanto sia difficile oggi dare le stesse cose a chi comincia. E spesso, quando leggo un curriculum, mi chiedo com’è stato il primo giorno.

E’ un momento di grande rilancio delle mappe mentali, probabilmente la blogosfera ha grande responsabilità in questo.

Buzan consiglia di disegnare e colorare a mano le mappe mentali. Abbiamo capito, però, che se vogliamo veramente introdurre questo strumento nella quotidianità del lavoro d’impresa dobbiamo essere sicuri dellla compatibilità e dell’integrazione delle mappe con il resto delle applicazioni per la produttività individuale.

Dopo una prima esperienza con MindManager, siamo da sempre alla ricerca di una soluzione più leggera e che permetta anche la condivisione in tempo reale, per lanciare brainstorming tra persone in luoghi diversi o semplicemente per appoggiare una riunione on line.

Un riferimento ottimo per rimanere aggiornati sulle applicazioni è Mindmappingsoftwareblog (lo dice la parola stessa). In questo periodo stiamo comparando Mindomo e Mindmeister, due applicazioni di tipo SaaS molto interessanti.

softwaremappe2

Mindomo                                                     Mindmeister 

Dopo i primi test Mindomo sembra nettamente superiore nelle funzioni per la creazione delle mappe e nella pubblicazione della mappa sui blog, mentre Mindmeister appare superiore per la condivisione in tempo reale del lavoro sulla mappa, per i formati che permette di importare ed esportare e per la possibilità di lavorare anche in locale.

Quello dell’importazione è comunque il punto debole di quasi tutte queste applicazioni,  stiamo cercando di capire come importare (bene) da un outliner. Rilanciamo quindi l’invito di Luigi Mengato… e i suggerimenti dai mapparoli sono graditi.

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