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Continuo a interrogarmi sul tema “il blog è morto, oppure no?” corredato anche da “quali possono essere gli usi del social networking e del microblogging in azienda?”. Per il secondo l’impulso, più che dalle esigenze di Bonucchi e associati, viene dai clienti, che stranamente sono molto sensibili agli strilli di attualità su Facebook e Twitter (e quindi rischiano di non adottare mai strumenti perchè intravvedono già il loro declino subitaneo). La trasferta in Kazakistan mi ha regalato alcune ore di lettura in aereo (ancora niente connessione sui voli di Turkish Airline) e un po’ di riflessione, avevo messo giù un po’ di appunti e riferimenti. In particolare mi ritrovo nelle parole di Luisa Carrada, ma quando stamattina mi sono concessa un po’ di aggregatore (che sono costretta a centellinare, subissata delle attività in ufficio) ho visto un post di Andrea Beggi tutto da leggere. Veramente non volevo nemmeno guardare l’anteprima, dato che solitamente scrive di cose molto tecniche e non prioritarie per i miei interessi… ma la curiosità ha vinto: la sua analisi è meglio dei miei appunti, non perdetevela.
In particolare:
Dato che la quantità di tempo e di attenzione che abbiamo a disposizione sono sempre le stesse, è normale che vengano impiegate verso ambienti che “rendono” di più; FriendFeed è uno strumento che consente di essere personalizzato secondo le proprie esigenze e si presta a diverse letture seguendo l’umore del momento: si può passare dal cazzeggio sfrenato alla discussione sui massimi sistemi. (…)
(……) ambienti come Tumblr, Twitter e FriendFeed permettono di “sfogare” le proprie necessità di comunicazione veloce, togliendo materiale al blog, che rimane a disposizione per contenuti e riflessioni più articolate o personali, che per argomento, lunghezza, valore attribuito o necessità di archiviazione non vogliamo/possiamo disperdere nel mare dei social network.
Quando scrivo questi titoli poi mi ricordo sempre che al motore di ricerca non piacciono… e dopo un po’ decido che non scrivo per il motore (che comunque non mi considera nemmeno di striscio).
Veniamo a noi. Cominciavo a preoccuparmi per la discussione sul fatto che i blog siano morti (vedi Wired e Apogeo), non tanto perchè ne fossi convinta quanto perchè già mi immaginavo in prossime riunioni con di fronte qualche interlocutore molto scettico sull’opportunità di integrare un blog con il sito aziendale.
Apprezzo alcuni aspetti del social networking (solo alcuni, per intenderci amo Linkedin ma ho l’impressione che Facebook non faccia per me) mentre fatico a capire le applicazioni in azienda di Twitter, cominciavo a chiedermi se non fosse semplicemente una questione legata alla mia età.
Ma questo aggiornamento di Marketing Charts (che certamente da Twitter avrebbe potuto essere annunciato ma non descritto) mi ha risollevato. “Blogs Influence Consumer Purchases More than Social Networks” descrive bene l’influenza dei blog sul processo d’acquisto e snocciola un po’ di dati interessanti, del tipo:
- 40% of blog readers have taken action as a result of viewing an ad on a blog; 50% of frequent blog readers say so.
- Top activities include the following: read product reviews online (17%); sought out more info on a product or service (16%); visited a manufacturer or retailer website (16%).
Un po’ di rumore in meno sul “fenomeno” blog e un po’ di assestamento non ci faranno comunque male.




