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A chi serve la formazione? di Michele Coletti

Sta diventando una abitudine di questo blogito ospitare interventi di nostri colleghi. Questa volta tocca a Michele Coletti, che come vedrete ha in corso profonde analisi sull’evoluzione della formazione.

In tempi difficili, molte aziende tagliano il budget della formazione mentre altre mandano in aula i propri dipendenti per dare un’iniezione di fiducia a prescindere dalle reali necessità.

Entrambi gli approcci non portano nulla di buono alla performance d’impresa. Infatti il primo cancella gli investimenti sul futuro, il secondo ha un effetto consolatorio nel breve termine, ma tende a percepire la formazione come un’occasione di distrazione dalla realtà dell’azienda.

Naturalmente non è tutta colpa della supposta miopia e avarizia delle imprese. Infatti il mercato della formazione manageriale è molto cresciuto in questi anni, e i corsi sono spesso diventati momenti di sensibilizzazione generica oppure addestramento manageriale troppo standardizzato rispetto all’unicità delle situazioni aziendali.

E’ evidente come la formazione uguale per tutti non sia buona per nessuno, e che oggi che le risorse sono scarse il modello vada in crisi.

Tuttavia una possibilità di superare l’ostacolo c’è ed è quella di correlare la formazione non al ritorno sull’investimento, esercizio che finora si è rivelato irrealizzabile, ma al cambiamento dei comportamenti.

Ciò è possibile identificando obiettivi strategici e coinvolgendo formatori che non siano solo specialisti di una certa disciplina ma che comprendano la complessità aziendale. Inoltre, l’investimento in formazione è più efficace quando si configura come una partnership azienda-formatori piuttosto che come una mera transazione commerciale.

2 Comments

  1. Importanti riflessioni, che mi fanno pensare ad una domanda: questo vuol dire che i formatori del futuro non saranno tanto degli specialisti di una materia in particolare, quanto delle persone con una grande capacità di overview ?

  2. Grazie per l’osservazione, che mi spinge a un’ulteriore riflessione che esprimo sinteticamente: sono convinto dell’utilità dei formatori specialisti quando le loro competenze sono coerenti con i fabbisogni del clienti. Tuttavia, la formazione standardizzata con la quale al cliente si sommministra qualche corso a catalogo mi ricorda i prodotti “da banco” venduti in farmacia: curano i sintomi e in generale non sono nocivi, ma se vuoi un trattamento efficace hai bisogno di una visita approfondita, la ricetta e terapie quanto più possibile specifiche. La proliferazione dei prodotti da banco, facili da vendere per i formatori e da utilizzare per i destinatari crea l’illusione di una soluzione facile ed economica che spesso lascia i clienti delusi e soprattutto disillusi. Per questo ritengo che la formazione debba iniziare da un’analisi dei bisogni che si avvantaggia dalla comprensione generale dell’azienda. Ma sono interessato al tuo parere e a quello degli altri lettori.

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