Appunti di Rita, Consulenza
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(mini)marketing e neve: pensieri al ritorno dalle vacanze

La neve di stamattina ha trasformato l’ufficio in una specie di igloo, i lucernari erano coperti completamente dalla neve. Milano quasi bloccata ci ha regalato un giorno di tranquillità (soprattutto in mattinata) e io sono stata presa da pensieri retrospettivi di marketing.

La neve mi ha fatto ricordare il mio primo viaggio di lavoro a Milano. Gennaio 85, neve al polpaccio, i milanesi che avevano deriso i romani messi in difficoltà da una spolverata si ritrovavano puniti, con la loro città in tilt. Arrivavo da Modena con un treno in ritardo (ma io mi ero presa TANTO anticipo, da brava provinciale). In J. Walter Thompson mancavano molte persone, quelle che erano riuscite ad arrivare avevavo lasciato una teoria di moonboot all’ingresso.

Quanto tempo è passato? Molto di più di quello che leggo sul mio viso e sul mio curriculum, praticamente un paio di ere geologiche. Me ne sono accorta gustandomi lentamente, durante le vacanze, le 91 discutibili tesi per un marketing diverso di Gianluca Diegoli. Ho scaricato il libro appena uscito, ho visto poi che ne parlavano tutti (troppi link per metterli qui, sono tutti sul blog di Diegoli) ma, anche se è un testo ridotto come dimensioni, non l’ho guardato fino ai giorni dedicati alla pigrizia. Ha dovuto guadagnarsi un po’ di attenzione, tra la  pila dei libri non finiti (notevole) e la concorrenza delle letture trash (tipo Patricia Cornwell, per intenderci). L’ho centellinato, l’ho letto dalla fine all’inizio, ho individuato le tesi:

che mi fanno sobbalzare (nel bene e nel male): ad esempio la 64 “Le vostre corporate communications guidelines, con i colori Pantone codificati scelti da una società di consulenza per un milione di euro, le specifiche dei millimetri di contorno da lasciare attorno al vostro logo e tutto il resto della vostra comunicazione coordinata, che occupa il 90% del tempo del vostro personale del dipartimento PR e immagine, non interessano a uno solo dei vostri clienti. Non ci credete? Provate di persona”. Oppure la 88 “Togliete la parola “marketing” dalle conversazioni, dai siti, dalle brochure, dai biglietti da visita, aiuterà”

che irritano (o stuzzicano?) una parte della mia cultura e della mia esperienza, come la 10 “se la pubblicità viene ancora comprata è solo perché per il direttore marketing è più facile spendere e confondere, che cercare di cambiare la cultura aziendale al proprio interno”.

quelle che mi fanno dire “è tanto che lo dico, ma qui è detto meglio”. Come la 43: “se pensate che vendere su internet non fa per voi, perché l’esperienza fisica della vendita per il cliente è ineguagliabile, avete ragione. Altri lo faranno volentieri al vostro posto”. Ma anche la 38: ” la cultura della condivisione non ha nessuna possibile correlazione con il rischio che il vostro concorrente copi le vostre conoscenze. Ha ben altri metodi per farlo”.

Molte tesi non le ho ancora “digerite”, ci torneremo sopra.

3 Comments

  1. Ho solo sfiorato le pagine del libro ma già ho una reazione di pelle.
    Mi sembra quello che ho sempre pensato della rete: una riserva indomabile e selvaggia in cui grazie al cielo è impossibile imporre regole.
    Ogni volta che i bianchi [colletti] cercano di entrarci e costruire i loro supermercati di nulla si scontrano con l’anarchia, la regola numero uno della rete. E’ già successo con la (prima) bolla.

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