Appunti di Rita
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Nubifragio su Milano: che sia ora di cambiare il modo di lavorare?

Stamattina mi sono svegliata nel mezzo del monsone milanese. Come al solito sono salita in ufficio, ho lavorato un po’, poi mi sono messa in strada come se niente fosse.

Code, sottopassi allagati, tratto urbano dell’A4 praticamente fermo. Dai finestrini ci guardavamo tutti chiedendoci perchè non eravamo rimasti a casa e la stramaledetta riunione non l’avevamo fatta via skype. Ho rimandato l’appuntamento, passato due ore in coda all’andata e una tentando di rientrare. Mi sembra di ricordare che già quando ero piccolina qualcuno diceva che dovevamo spostare i dati e non le persone. Da allora ho imparato a memoria i caselli da Vicenza Ovest a Cormano, visto costruire terze corsie e poi quarte corsie.

Mentre scrivo sarei reperibile per assistenze a distanza per un corso di creazione d’impresa, ma a 15 minuti dalla chiusura della “finestra di reperibilità” nessuno ne ha usufruito, sebbene i partecipanti abbiano richiesto a gran voce colloqui tradizionali. Chissà perchè le attività a distanza attirano così poco gli utenti, e dire che mi ero pure truccata per contrastare l’effetto di imbruttimento (e a volte di abbrutimento) della webcam.

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Mi sta bene, sono troppo morbida con i clienti e non li forzo tanto quando mi dicono “ma secondo noi è meglio vederci di persona”.  Metterò nel manuale di Bonucchi e associati: “Durante il monsone milanese fissare solo riunioni via skype (o gmail o quello che preferite purchè non debba passare in A4)”.

6 Comments

  1. Però bisogna stare attenti ad evitare anche l’inverso. Conosco consulenti che non vogliono mai andare dal cliente, fanno tutto via email e chat, anche se li paghi, non vogliono spostarsi dall’ufficio.

    Io credo che andrebbe trovato un giusto mix delle due cose. Ci sono argomenti e temi che vanno discussi di presenza, altri che si possono discutere al telefono, altre ancora in chat o via email (soprattutto se serve la formalità).

    Vorrei anche far notare che esistono problemi di performance non indifferenti. Io quando mi chiamano da skype al mio telefono fisso o cellulare, quasi sempre metto giù. Chi mi chiama con skype si preoccupa di risparmiare, ma se ne frega del fatto che io senta malissimo ciò che mi dice. Quindi se uno ha bisogno di me, che mi chiami come dico io, non come dice lui.
    A maggior ragione, l’email. Molti mi chiedono consigli via email obbligandomi a scrivere mezze enciclopedie. Sempre io rispondo “se hai bisogno, spendi e chiamami al telefono, non pretendere che per darti un consiglio sia io a dover spendere il mio tempo”.

    Insomma, servirebbe un po’ di buonsenso per capire che bisognerebbe essere flessibili, in un senso e nell’altro.

    Ad esempio, quando piove, potrebbe essere l’occasione per starsene finalmente sotto le coperte a dormire (o altro)🙂

  2. @fradefra, mai provato a farti chiamare da Skype su Skype? mica solo per risparmiare, anche per guardarsi in faccia mentre si parla…
    Spostarsi sempre e comunque è un’abitudine spesso deleteria, intasa le strade e spreca inutilmente tempo e risorse ambientali.
    E poi: tutte le riunioni che facciamo sono veramente necessarie e produttive?

  3. Bonucchi e Associati says

    @fradefra: noi il problema della reperibilità su skype in realtà lo abbiamo un po’ risolto, nel senso che l’accesso libero al contatto con Bonucchi e associati avviene attraverso il pulsante “chat with me” sul blog, mentre skype l’usiamo per vere e proprie riunioni, quindi concordate, prevalentemente audio/video, con soggetti che rientrano nella definizione di clienti, insomma contrattualizzati. In più, lavorando prevalentemente con contratti “all inclusive” è già previsto che siamo a disposizione dell’azienda cliente. Secondo me è una questione di proporzioni: vediamoci di persona una volta su tre… Sul fatto di stare sotto le coperte non posso che concordare con te.

  4. fradefra says

    @Alessandra
    Guarda, io sono sempre in movimento, lavoro esclusivamente con un notebook e con una scheda HS/UMTS. Le performance sono quelle che sono, tutte le volte che ho provato, ho desistito.

    Per l’utilità delle riunioni, concordo. A volte se ne fanno proprio senza necessità. Io tendo a limitare, anche per una questione di costi, visto che seguiamo progetti in tutta l’Italia, ma quando ci vuole ci vuole.

    @Bonucchi e Associati (a proposito, ma come ti chiami?)
    Certo, trovo che la teleconferenza (audio o video che sia) possa essere un buon sistema di riduzione dei costi, quando fatta nell’ambito di progetti che la consentono. Il problema è che a volte le performance sono così basse, in molti luoghi italiani, che di fatto si traduce con una perdita importante di contenuti (io ritengo che atteggiamenti, posture, tic ed altre cose simili, siano un aspetto molto importante delle riunioni).

  5. Rita Bonucchi says

    Ciao Francesco, il mio Flybook annusa e sente se c’è una copertura decente, ma ieri ho fatto una videoconferenzina mentre ero da un cliente e sono andata a scrocco della sua connessione. Di solito fisso le videoconferenze mentre sono in ufficio, o meglio uso le videoconferenze per fermarmi un po’ di più in ufficio. Quando posso preferisco il video per non perdere tutto il non verbale, la chat è una soluzione quando i soggetti non parlano la stessa lingua e magari uno di loro ha problemi di comprehension. Comunque si parla sempre di un mix, anche perchè ho dei clienti nell’ambito dell’enogastronomia e quindi la riunione vera, in presenza, nella loro sede ha indubbi vantaggi… di assaggio.
    PS: mi chiamo Rita, sul web mi chiamano bonuck

  6. fradefra says

    Sì, Rita, hai ragione. Conta il mix🙂
    Grazie per il nome🙂

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