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2012: cattivi propositi

Ora che siete tutti rientrati, avete smaltito quintali di email (anche i nostri auguri, certo, per qualcuno faccio notare che hanno senso solo se si clicca sul link, sì sai quella cosa lì con la manina, quella che aveva già pensato Vannevar Bush nel 1945) potete sorbirvi il mio post di inizio anno. Sarà a rate, perché questo è il primo dei propositi del 2012 che voglio condividere con voi:

parcellizzare ogni rilascio di materiale, output, deliverable, incarico. Evitare l’attesa della costruzione della cattedrale, anche perché (ecco una cosa imparata nel 2011) la briciola di pensiero, lo spunto, l’avanzamento serve comunque al tuo interlocutore. Diciamo pure che, a volte, il tuo interlocutore non è in grado di digerire più di una briciola alla volta. Lo so che sembro un po’ cattiva, ma questo è la prima rata dei miei propositi per il 2012;

– essere più cattiva.

A dire il vero avevo iniziato a pensarci già nell’ottobre 2011, esordendo con questo manifesto (su Facebook, quindi non l’avrete visto):

Come Picasso: vado a periodi. Sappiate che il mio periodo “buonista” è finito, sono cattiva come lo ero a 23 anni e mi piace pure. Ricomincio la lotta all’ignoranza, al pressapochismo e al livellamento verso il basso. Astenersi deficienti.

Non era un anticipo di menopausa, era una considerazione del fatto che a forza di giustificare quelli che ritengono complicato l’iPad, quelli che “ho sempre fatto così”, quelli che dovrebbero occuparsi di testi e non sanno scrivere, quelli che “non sono abituata”, quelli che  (qui continuo un’altra volta) stavo snaturando il mio lavoro. Poi la stanchezza di fine anno ha impedito di applicare veramente l’intento, ora, dopo due settimane di lavoro bello (che vale come vacanza), sono in forma per tenere fede al mio impegno: la cattiveria produttiva.

La cattiveria produttiva è quell’atteggiamento che ti porta a segnalare al tuo conoscente che il file del calendario di eventi 2012 che ha pubblicato viene visualizzato come “calendario2009.pdf” e contiene alcune perle come “per prenotare occorre mandare per email il numero di carta di credito con data di scadenza”. Pubblicarlo sarebbe cattiveria, farglielo notare è cattiveria produttiva, quasi consulenza.

…continua…

PS: mi sono ispirata a Suzukimaruti e a Roberto Venturini.

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