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Conversazione su Singapore

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Tra le best practice nella gestione della crisi sanitaria causata dal Covid-19 spicca tra tutti il Sudest Asiatico, in particolare Singapore. Questo il fil rouge della Conversazione su Singapore tra Rita Bonucchi e Bruno Carenini pubblicata il 16 giugno nella rubrica “Scarpe con suole di vento”.

L’esperienza della Sars del 2002 ha permesso a Singapore di dotarsi di automatismi e sistema di allarmi per reagire tempestivamente. Con un’allerta a livello arancione, dal 7 febbraio è iniziata la graduale cancellazione di fiere ed eventi, fino ad arrivare al mese di aprile con il “circuit breaker”, l’equivalente del nostro lockdown. Nonostante ciò, la chiusura del Paese ha avuto elementi di originalità: dai ristoranti aperti per asporto e delivery per garantire le abitudini dei cittadini, che tipicamente non cucinano in casa, al telecommuting (un altro modo originale per definire il lavoro da casa, dopo il nostro “smartworking”).

La cauta riapertura del primo di giugno mette in luce il successo della gestione singaporeana: un bilancio che arriva a 33.000 casi totali e 24 decessi (ndr 26 ad oggi), su una popolazione di 6 milioni di abitanti, dove i casi giornalieri sono contenuti e ben identificati.

Quali sono allora gli impatti economici e quali le previsioni per Singapore? La previsione dell’impatto sul PIL si aggira attorno al -4,7% e l’ipotesi più accreditata è che Singapore attraversi una crisi a forma di V, una crisi molto violenta all’arrivo con un rimbalzo altrettanto forte all’uscita. Certamente il mercato dei consumi subirà un duro colpo, ma tra i segnali positivi risaltano sicuramente il mercato immobiliare, grazie alle richieste dalla Cina di immobili di lusso e l’incremento dei depositi bancari del 40%. Oltre a ciò, l’agenzia governativa EDB per l’attrazione di investimenti ha raggiunto e superato l’obiettivo assegnatole, in particolare intercettando la realtà di Thermo Fisher dal settore medicale.

Infine, il 21 novembre 2019 è stato siglato l’EUSFTA, il Trattato di Libero Scambio tra Singapore e l’Unione Europea. Per le nostre imprese non cambia praticamente nulla in termini di dazi (già a zero sulla quasi totalità dei beni), ma le aree delle carni rosse e dei salumi saranno più agevolate, 36 denominazioni protette verranno tutelate a Singapore e verrà agevolata la non discriminazione su gare e appalti.

Sebbene la riapertura sia graduale e la contrazione del PIL sarà inevitabile, segnali forti di investimenti esteri e l’impegno del governo costante fanno pensare che Singapore rimanga attrattiva, soprattutto in ottica di internazionalizzazione.

Update: è arrivata infatti la conferma dell’attrattività di Singapore come destinazione business. (leggi l’articolo completo)

Per vedere la Conversazione completa e approfondirne i contenuti, date un’occhiata al link https://www.youtube.com/watch?v=_Mlo51x8tM0&feature=youtu.be

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