La risposta alla pandemia nel Sudest Asiatico

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La risposta alla pandemia nel Sudest Asiatico

conversazione su singapore

La risposta alla pandemia nel Sudest Asiatico è stata molto diversa da paese a paese. Singapore, ad esempio, ha raggiunto, e superato,  il target dell’80% di popolazione vaccinata già ad inizio agosto. In buona parte degli altri paesi dell’area invece purtroppo i numeri sono ancora poco soddisfacenti. Le ragioni sono varie: difficoltà o ritardo nel reperire i vaccini, diffidenza da parte della popolazione meno educata, barriere fisiche nella distribuzione – basti pensare alle oltre 17 mila isole che formano l’Indonesia. I confini tra i vari paesi sono quindi ancora chiusi e viaggiare all’interno dell’area non è semplice. Dopo 18 mesi di stallo però i vari governi stanno cercando di far ripartire l’economia progettando la creazione di zone “covid free”, come Phuket in Thailandia o Langkawi in Malesia, oppure creando “travel bubble” dedicate a viaggiatori vaccinati provenienti da paesi con alte percentuali di vaccinati o con politiche di controllo del virus molto aggressive (come Australia, Nuova Zelanda o Taiwan). In generale si sta finalmente iniziando a considerare la pandemia endemica, non si punta più a zero casi ma a tenere sotto controllo soprattutto i casi gravi e non più il numero totale di contatti.