Il ruolo dei ranking nell’internazionalizzazione

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Il ruolo dei ranking nell’internazionalizzazione

ranking internazionalizzazione

“La mia città è il posto migliore dove vivere!”. Quando è tempo di classifiche (ne abbiamo per tutti i gusti), anche nel marketing territoriale si scatenano i tifosi. Ma quanto senso hanno i ranking? Quanto servono a chi si occupa di marketing internazionale?

Dalla teoria, alla pratica

Normalmente, gli strumenti che consentono di mappare i mercati esteri sono diversi e certamente i ranking per studiarne l’attrattività e l’accessibilità – ad esempio, World Trade Report, Doing Business With – rappresentano una base teorica di supporto. Ma nella pratica dell’export, i ranking possono assumere un ruolo quasi marginale o nullo. Si esporta anche in territori dove non si vive “bene”, sperando che i prodotti e i servizi contribuiscano a migliorare la situazione.

Attenzione alla “profondità”

Tuttavia, quando parliamo di internazionalizzazione allora è più interessante usare questi dati, tenendo a mente di scavare oltre la sintesi di una foto. Le classifiche sull’attrattività per gli expat sono calibrate sulla necessità delle multinazionali di trasferire personale di alto livello insieme alle famiglie e spesso sono lontane dagli interessi di una PMI italiana. Certamente, invece, è interessante capire dove conviene insediarci all’interno di una regione, dove è più facile difendere il credito, la proprietà intellettuale, stipulare contratti. La maggior parte di queste classifiche, inoltre, non restituiscono una profondità settoriale, ad esempio, qual è la città migliore per l’economia circolare? E la capitale dell’architettura? Riassumendo, dal nostro punto di vista il consulente di marketing internazionale non dovrebbe “vendere” un territorio a priori, ma valutare le destinazioni con grande indipendenza e nell’interesse del cliente azienda.


(La tabella proviene da https://lnkd.in/gDKg6FY4 e conferma Singapore al numero uno come città più vivibile “for East Asian workers”.)