Questa settimana Paola Generali si è aggiudicata con GetSolution il terzo premio al concorso Impresa di successo e Filippo Berto è stato votato come miglior Marketer dell’anno da ADICO.

Paola è passata da noi in assistenza in un programma Formaper e Filippo lo conosciamo dai tempi in cui faceva lo stage al Centro Estero Camere di Commercio Lombarde.

Complimenti a entrambi.

Chissà come reagisce Google a questo titolo… ma sicuramente quelli del Nordest capiscono al volo e gli altri possono arrivarci. “Ciapà mal” è come risponderei a un vicentino alla domanda “Come va?”, non vuole dire che stai male, ma solo che sei incasinata. Nel mio caso ci sono anche un po’ di clienti, diciamo tre, fai cinque, presi dalla sindrome di fine anno (e li capisco). Manca un mese a Natale, c’è tanta carne al fuoco, una trasferta in Kazakistan che complica tutto.

Che si fa quando si è “ciapà mal”? Istintivamente ci si dispera, ma non serve a nulla. Qui in ufficio fanno partire da iTunes una cosiddetta sigla, mi mettono i REM (Shiny happy people)  in apertura di giornata, se ci sono anche in chiusura si va su Bublé (Home). Un po’ funziona. Poi mi razionano social network e navigazioni libere (peccato perchè per me è la principale alimentazione del sistema informativo, pardon nervoso). Da parte mia ho reagito con un week end senza fretta, un po’ di divertimento e molto studio (non so bene qual è la differenza per me tra studiare e lavorare, ma questo sarà un altro post).

La cosa più importante è che in queste condizioni si rivede criticamente il proprio metodo di lavoro e quindi, anche se sono di volata, non posso non segnalarvi questo post di Mauro Lupi che attacca con “Il mestiere nel mestiere. Svolgere il proprio lavoro e nel contempo studiare per adeguarlo ai continui cambiamenti.” Allargherei l’ambito di applicazione fuori dalle professioni legate alle nuove tecnologie.

I miei five cents per gli altri che oggi si sentono “ciapà mal”:

  • guardarsi lavorare per un po’
  • concedersi un po’ di studio travestito da lavoro
  • ricordarsi che non facciamo nè i pompieri nè i trapiantori di organi
  • smettere di scrivere questo post e andare a “lavorare”

Dai racconti (preistorici) di Rita sappiamo che utilizzava una master list gerarchizzata già negli anni ottanta. Sembra che l’applicazione si chiamasse Grand View. Da allora si sono succeduti nel tempo altri strumenti per la condivisione di informazioni e attività, bacheche, abbozzi di intranet, ma da ieri abbiamo trasportato tutto su un blog.

Ovviamente ci sono tanti altri strumenti più specifici: ogni tanto abbiamo esplorato, ad esempio, Basecamp e Viewpath, ma per alcuni clienti con un approccio un po’ conservativo, andiamo a sperimentare uno strumento che non spaventa nessuno. Questo è anche un motivo per cui non proponiamo una intranet, perché quando ne parliamo alle PMI  scappano a gambe levate. In fondo nel blog ci sono tutti gli elementi che servono e con le categorie possiamo marcare le comunicazioni per priorità e per stato di elaborazione. Qualche widget e un po’ di feed e il gioco è fatto.

Questo è l’ennesimo abuso di blog che facciamo: dopo averli usati per il supporto alle risorse umane di clienti (non fatemi dire coaching perché non è propriamente quello), questa volta usiamo wordpress e un blog ad accesso limitato per costruire il territorio, ovviamente on line, dove ci possiamo confrontare, scambiare informazioni spicciole, condividere calendari e coordinare le attività di tutte le persone che collaborano con Bonucchi e associati. Qualcuno dirà che potevamo usare un gruppo in Facebook.

Per ora abbiamo deciso di testare per un mese, a fine anno decideremo se mantenere il sistema o migrare nuovamente.

PS: il post esce senza il contributo di Rita, che “fino a quando non si mette in pari con le priorità dei clienti non scrive sul blog”.

Michele: “Mi sa che sei bella incasinata se non aggiorni il tuo blog.”

Rita: “Hai visto giusto, sono persa tra il calendario di google e i task di Outlook, mi sento molto Bianconiglio. Scrivi qualcosa tu sul blog, dai.”

L’uomo è di parola: ecco il suo contributo.

Dove si trovano idee per le nuove imprese?

Aprendo un’azienda, molti nuovi imprenditori realizzano il sogno di una vita, altri si trovano a fare questa scelta guidati dalle circostanze. In passato le possibilità erano spesso limitate al commercio o ai servizi tradizionali. Oggi si ha invece l’impressione che nelle mani giuste, tutto possa diventare business di successo. Per chi fosse interessato a esplorare possibilità inconsuete, segnaliamo un ebook liberamente scaricabile da internet scritto da Eduardo Remolins, un esperto argentino che presenta sei attività imprenditoriali, alcune basate su idee quali un uso alternativo dei vecchi B747 Jumbo, altre più sofisticate come la possibilità di affittare auto a prezzi convenienti sulle tratte inverse a quelle più popolari (un po’ come aiutare i supermercati a riportare in negozio i carrelli della spesa lasciati nei parcheggi).

Per chi volesse provare a leggere (in spagnolo) queste e altre storie d’impresa: http://1000oportunidades.blogspot.com/2009/11/6-ideas-creativas-de-negocios-nuevo.html.

Michele Coletti

Il 21 novembre 28 novembre parte la seconda edizione del Master in Digital Marketing di IFAF, vedo che ne ha già parlato Roberto Venturini (lato docente), allora io scrivo qualcosa lato ex-allievo. Elisabetta Nespoli mi ha chiesto di registrare una videotestimonianza, ma dovrà aspettare perchè stamattina non ho ancora fatto amicizia con il fondotinta.

Cartone internet

Collega consulente, perchè potrebbe essere un’idea frequentare un corso come quello di IFAF? Perchè mantenere la tensione alla formazione continua e un certo grado di motivazione non è poi così semplice quando sei il capo di te stesso e perchè ogni tanto bisogna farsi qualche regalo (e questo è un bel regalo). Se la tua preparazione sul Digital Marketing ha bisogno di un tagliando, o se hai studiato marketing nell’età della pietra, facci un pensierino. I clienti ti pagano perchè porti innovazione in azienda.

Amico imprenditore, perchè  potresti prendere in esame il Master oppure un singolo intervento monografico? Perchè se vuoi veramente capire cosa vuol dire conversazione devi essere presente personalmente in rete, non puoi pensare che qualcuno lo faccia per te, il web raccontato dagli altri è una delle cose più penose e deprimenti viste in azienda. E poi potrebbe essere interessante vedere in aula le persone che poi tenteranno di convincerti a svecchiare la tua presenza sul web, forse potresti anche comprendere perchè ti sembrano un po’ fulminati. Magari ti convinci anche a togliere quella home page prima della home page e capisci che non ti serve un’introduzione in flash, visto che a me non credi. Cosa ne diresti di mandare qualcuno dei tuoi ingegneri a prendere una boccata d’aria schiodandoli dal golf del sabato?

Tanto nei sabati del master pioverà sicuramente.

Adesso ne stampo un bel po’ di copie e le lascio di nascosto in tutte le imprese che frequento, in mensa, in bacheca o alla reception, ma anche sulla scrivania del titolare, oppure le faccio cadere in quantità giù dal loggione come in una scena di “Senso”.

E’ la Carta per le pari opportunità e l’uguaglianza nel lavoro (via Anna Zavaritt),  potevano anche scrivere con uno stile più diretto ma non si può avere tutto, almeno c’è scritto:

contro tutte le forme di discriminazione sul luogo di lavoro – genere, età, disabilità, etnia, fede religiosa, orientamento sessuale (…) – valorizzare le diversità all’interno dell’organizzazione aziendale, con particolare riguardo alle pari opportunità tra uomo e donna.

P7240049

A parte un manuale per le pari opportunità adatto per le grandi imprese, sul sito non ho trovato le indicazioni più quotidiane e pratiche per evitare le discriminazioni, cioè cosa può fare quotidianamente una impresa per non cascarci, ma non dispero. Anche voi intanto potete leggere la carta e fare volantinaggio: qui

Come annunciato, abbiamo messo mano all’immagine coordinata di Bonucchi e associati. Più precisamente, Room Corporation, cui si deve la paternità della vecchia corporate identity, ha pazientemente lavorato di proposte e mi ha rincorso di approvazione in approvazione. Il vecchio lavanda, poi corrotto quando la carta martellata originaria era diventata introvabile, è ora più intenso, quasi carta da zucchero ma non lilla  (insomma Pantone 2716 U):  un colore  che non so descrivere ma mi piace. Inoltre, da un marchio inserito in un quadrato siamo passati a un bollo dove la B diventa quasi una beta, proprio come nella mia firma.

PA080109

Prima o poi colore istituzionale e bollo invaderanno anche questo blog, siete avvertiti.

Questa settimana me la cavo facendo la furba, ma mi sento giustificata: ho  alcuni progetti di consulenza in fase di apertura e domani (ops vedo che è già oggi) tengo la prima giornata di un seminario che richiede sempre un lavoro mastodontico di aggiornamento (sponsorizzazione culturale applicata all’ambito delle biblioteche). Quindi faccio solo un rimando al resoconto per immagini pubblicato da Luigi Mengato (grazie Luigi! questo post pareggia lo spritz che mi devi) sul corso di orientamento alla creazione d’impresa che stiamo tenendo a Thiene per il CPV.

Godendomi il montaggio delle foto ho avuto l’impressione che Luigi e io stiamo giocando a “poliziotto buono/poliziotto cattivo”: io entro in aula e  spavento i partecipanti a colpi di business plan rigorosamente in struttura gerarchizzata, poi arriva lui e me li coccola con le mappe mentali

Disclaimer per aspiranti imprenditori e responsabili marketing: non fate naming come descritto di seguito, meglio seguire le indicazioni di Interbrand o di Nomen, o chiedere aiuto a Beatrice Ferrari.

Sollecitata dal curioso Beppe (che si è amaramente pentito di avermi interrogato) e punzecchiata da Filippo, ho deciso di chiarire una volta per tutte perchè Bonucchi e associati srl si chiama Bonucchi e associati.

Tanti tanti anni fa, quando lavoravo in azienda, casa mia era luogo di aggregazione e cene praticamente settimanali riservate al gruppo degli expat (cioè non vicentini). Non erano cene formali e venivano decise al volo tra un ufficio e l’altro, preferibilmente nel giorno che precedeva l’apparizione della super colf, la sig.ra Francesca. Successe che qualcuno, non volendo sembrare troppo esplicito davanti a consulenti o fornitori, invece che chiedere “andiamo a cena da Rita” cominciò a dire “stasera c’è una conferenza da Bonucchi e associati” oppure “ci sei alla riunione da Bonucchi e associati?”. Il riferimento scherzoso era certamente la struttura che ci forniva servizi di ufficio stampa, Meneghini e associati.

Qualche anno più tardi, dopo una diaspora generale, qualcuno lavorava a New York e qualcuno a Ortisei. Usavamo il fax per stare in contatto e quasi tutti lo avevamo anche a casa. Io avevo un aggeggio monumentale Panasonic, i fax che ne uscivano avevano la copertina che indicava

to the kind attention of: dott. Bonucchi

company: Bonucchi e associati

Naturale che quando ho deciso di mettermi in proprio non mi sia nemmeno passato per la testa di attivare un processo di naming, un po’ per scaramanzia e un po’ per scherzo poteva chiamarsi solo Bonucchi e associati.

Tirata in ballo da Adalberto, che attribuisce a me il contatto con Kiva, ho attivato un nuovo miniprestito, che gli altri erano stati restituiti. Questa volta ho iniziato da Sokhoeun Long, una signora cambogiana che deve rinnovare la propria azienda agricola e comprare un po’ di maialini, volevo coinvolgervi ma vedo che da sabato ha già trovato tutte le risorse necessarie.

Potete aiutare altre imprenditrici con il microcredito, bastano pochi clic. Cosa ne dite di Kossiwa Wonyakou oppure di Suititi Taioalo? Altrimenti date un’occhiata qui per scegliere.

View Rita Bonucchi's profile on LinkedIn
Chat with us
Bookmark and Share
I dati obbligatori sono nella pagina Sentiamoci

Categorie

Bonucchi e associati è tra i sostenitori di